Garganici illustri - Don Gio. Vincenzo de Petris, Arcidiacono del Capitolo Cattedrale di Manfredonia




A cura dell’Avv. Antonio Leo de Petris

Il 9 aprile 1778 – da quanto si apprende consultando il Liber Baptizatorum de anno 1720 ad annum 1793 – veniva battezzato dal sostituto D. Giuseppe Ciocchis (essendo infermo l’Archipresbiter D. Tommaso de Ciocchis), il figlio del Mag.co D. Gaetano de Petris e di Da. Maria Sallustio, venendogli imposti i nomi di Giuseppe, Antonio, Vincenzo, Francesco (per ragioni di precisione è necessario segnalare come tra i nomi attribuiti al nostro personaggio non compaia Giovanni, sebbene egli fu altresì conosciuto come Gio. Vincenzo).

La Famiglia gentilizia dei de Petris di Vico, di antica origine abruzzese e discendente da un capostipite unico proveniente da Pescocostanzo (L’Aquila), possedeva un esteso complesso palaziale (luogo di nascita di Gio. Vincenzo) nel quartiere San Marco (oggi non meglio distinguibile nella sua singolarità architettonica), presso l’attuale Via de Petris, ove è tutt’ora conservato, posto sull’architrave di una delle entrate, il pregevole manufatto lapideo che rappresenta lo stemma della Famiglia, sorretto da un’aquila bicipite imperiale.

Estremamente scarse sono le notizie biografiche riguardanti D. Gio.Vincenzo, così come di difficoltosa ricostruzione è il percorso svolto nelle gerarchie ecclesiastiche.

Sappiamo che, sin dalla giovane età, egli fu avviato agli affari della Fede.

Divenne lettore – “ufficio” che, prima della riforma liturgica del Vaticano II°, rappresentava il secondo dei quattro Ordini minori (Lectores sunt qui verbum Dei praedicant…) – e, il giorno 15 aprile 1792, l’Arcivescovo di Manfredonia e Patrizio napoletano Tommaso Maria Francone, constatata la sussistenza di un patrimonio all’uopo sufficiente e la presenza dei requisiti richiesti dai Sacri Canoni, lo promuoveva agli ultimi Ordini minori.

La formazione di D. Gio.Vincenzo, peraltro, era stata curata dallo Zio, Sig. D. Nicola de Petris, Arciprete in Rignano Garganico, il quale lo aveva educato a tutte le Scienze necessarie a un ecclesiastico (apprendiamo, dalla documentazione riguardante il procedimento per la promozione a suddiacono, che l’accolito D. Vincenzo si trattenne presso lo Zio sino al febbraio 1799, tanto che fu necessario produrre un’apposita “dichiarazione di incensuratezza” a firma del Mastro d’atti di quella terra, il Sig. Antonio Montagona).

Non più agevole è la ricostruzione del prosieguo della vita ecclesiastica di D. Vincenzo, giacché ancora “inesplorato” risulta l’incartamento che lo riguarda e che è conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Manfredonia (che, tra l’altro, pare contenere la fittissima corrispondenza tra l’Arcidiacono e i Vescovi sipontini assenti dalla Sede).

Sappiamo, comunque, grazie a documenti ancora in possesso della Famiglia, che ottenne due lauree presso la Neapolitana Studiorum Universitas – l’attuale Ateneo universitario partenopeo – in Sacra Teologia la prima, presso la Facultas Theologiae (la data di conseguimento del titolo, pur essendo apposta sulla pergamena, è assai difficile da decifrare) e, il 18 giugno 1822, in Utroque Iure, vale a dire, letteralmente, nell’Uno e nell’Altro diritto (cioè, in Diritto Canonico e Civile), presso la Facultas Iurisprudentiae.

Egli, dunque, aveva completato il proprio percorso non solo con precipuo riferimento alle Scienze Sacre ma, probabilmente nella prospettiva di ricoprire una carica “amministrativa” presso la Curia, anche acquisendo competenze di tipo giuridico. Si ricordi, all’uopo, che l’arcidiacono era il primo tra i dignitari del capitolo cattedrale.

Fu certamente personaggio di chiara fama – tanto che il P. Antonio da Rignano, nella Biografia ed elogio storico di Giantommaso Giordani, contenuta nell’opera di quest’ultimo dal titolo: Opere scelte edite ed inedite italiane e latine … di Vincenzo Monti, stampata a Napoli nel 1875, descrivendo il Gargano (patria del Giordani stesso), così si esprime: «… e poi Vico paese grande e di genti erculee, patria di tre illustri il cui nome è ancora fresco nelle bocche di tutti i garganici … l’arcidiacono della metropolitana Sipontina Giovan Vincenzo de Petris, dottissimo e sodo teologo e canonista, per quasi tutta sua vita pacifico vicario generale dell’Archidiocesi» – concittadino e illustre garganico, sulla cui figura sono necessarie ulteriori ricerche archivistiche, ricoprì un ruolo di assoluto rilievo nelle gerarchie ecclesiastiche di una delle più importanti e antiche Sedi vescovili italiane, quello appunto di arcidiacono, durante il vescovato di Monsignor Eustachio Dentice (protrattosi dal 1818 sino al 1830) e, comunque, sino al 25 luglio 1832, quando si insediò il nuovo Vescovo, Vitangelo Salvemini. Apprendiamo, grazie a fonti conservate presso l’Archivio Apostolico Vaticano (AAP, Congr. Concilio, Relat. Dioec. 751B, ff. 175-178), come in virtù del proprio ruolo venne peraltro investito di apposita procura per lo svolgimento, nei giorni 3-5 maggio 1825, e in sostituzione del Dentice stesso, della visita ai Sagri Limini.

Fu altresì impegnato per il miglioramento delle condizioni delle classi meno abbienti del proprio Paese natio, adoperandosi attivamente, presso le Autorità civili, per l’erezione del Conservatorio per Donzelle.


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