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I segreti sepolti di San Domenico

I segreti sepolti di San Domenico

Storia, memoria e rinascita a Vico del Gargano


Nel cuore di Vico del Gargano, custodito nella piazza storica, sorge l'antico complesso che la storia ha consegnato con il nome di San Domenico.

Le sue origini affondano le radici in un tempo lontano: ufficialmente accettato dal Capitolo generale dei Domenicani nel 1474, il convento esisteva già da tempo, originariamente intitolato alla Santissima Annunziata e successivamente a Sant'Angelo.

Fra le sue mura silenziose vissero figure di rilievo, come padre Stefano, reggente e provinciale di Puglia nel Seicentesco fermento spirituale. Si narrano persino suggestivi passaggi storici e leggende devozionali, come il transito di San Vincenzo Ferrer, diretto a Napoli via mare Adriatico per intercessione della corte reale, il cui passaggio avrebbe lasciato un'impronta indelebile nella memoria collettiva dei fedeli garganici.


Come molti ordini monastici del Mezzogiorno, anche il convento domenicano di Vico conobbe la drammatica cesura dell'Ottocento napoleonico. Era il 18 settembre 1809 quando le autorità locali, il sindaco Pietro Almergogna, l'aggiunto di pace Michelantonio del Conte, l'agente del demanio Francesco Stilla e i decurioni, fecero ingresso nel monastero alle ore tredici d'Italia per dar esecuzione al decreto di soppressione.

In quell'atmosfera sospesa, alla presenza del padre priore Vincenzo Lomastro di Turi, vennero inventariati i pochi beni rimasti: scritture, censi, crediti e modesti arredi sacri. I frati, aggrappati con dignità alla propria fede e al legame viscerale con la comunità, tardarono a lasciare quei locali. Ancora nel dicembre di quell'anno, tre religiosi abitavano clandestinamente o con tacito permesso il convento, alimentando le preoccupazioni delle autorità governative che temevano il loro influsso spirituale sulla popolazione.


"Essi conservano il quale spirito del loro abolito ordine, influiscono come prima sullo spirito delle popolazioni..."


Dalla corrispondenza del direttore dei demani Carlantonio Teste, dicembre 1809


Da quel 1818, trasformato in parrocchia sotto il titolo dei Santi Apostoli Pietro e Paolo per volere di monsignor Eustachio Dentice, l'edificio ha continuato a rappresentare il punto di riferimento spirituale e civile di generazioni di vichesi.


Dalle ombre alla luce: i restauri e le scoperte

La storia di questo luogo straordinario va oltre i registri d'archivio. Tra le pietre e dietro l'altare dedicato a San Vincenzo Ferreri, i restauri hanno custodito per secoli lapidi dimenticate, come quella fatta erigere nel 1778 dal canonico Michele Della Bella per ricordare le origini vetuste della chiesa.

Ancora più recentemente, durante i lavori di recupero avviati nel 2020, il complesso ha svelato il suo volto più segreto. Quello che sembrava un ordinario intervento edilizio si è mutato in un affascinante viaggio archeologico: sepolture antiche, strutture murarie perdute e frammenti di un passato remoto sono riemersi dal sottosuolo, restituendo voce a chi ha edificato la storia di Vico del Gargano.


Un appuntamento con la memoria: sabato 8 agosto 2026

Piazza San Domenico, Vico del Gargano (FG)

Promotori: Parrocchia SS. Pietro e Paolo (Don Lazzaro Molinaro) e Arch. Domenico Zezza

La comunità si raccoglie per celebrare questa straordinaria riscoperta culturale.

La serata dell'8 agosto 2026 unisce la solennità della Concelebrazione Eucaristica alla proiezione in anteprima del documentario "La Chiesa dei SS. Pietro e Paolo: i Segreti Sepolti dei Domenicani", realizzato in collaborazione con il progetto Garganodascoprire.

Un'occasione imperdibile in cui archeologi, storici e cittadini si incontrano in Piazza San Domenico per riannodare i fili del passato, dimostrando che il convento, oltre ad essere un monumento di pietra, resta il cuore pulsante e immortale della memoria collettiva garganica.




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