Il Comandante dal cuore buono: Vico del Gargano non dimentica Sigismondo Campobasso
- Domenico Lombardi
- 12 giu
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Il Comandante dal cuore buono: Vico del Gargano non dimentica Sigismondo Campobasso
A cura di Mimì Lombardi
La memoria storica di una comunità vive soprattutto nei ricordi, nei dialetti, nei canti popolari e nelle storie di chi quel territorio lo ha vissuto e amato. In un paese come Vico del Gargano, dove le radici sono profonde e le vite dei cittadini si intrecciano da generazioni, ci sono figure che restano impresse nel tempo per il loro operato. Una di queste è senza dubbio il Comandante Sigismondo Campobasso, un uomo che ha saputo incarnare il senso dello Stato e il dovere istituzionale senza mai perdere la propria straordinaria umanità.
Nato a Vico l'8 maggio 1885 da Vincenzo Campobasso e Nicola Maria Romondia, Sigismondo legò indissolubilmente la sua vita al borgo garganico. Sposò Porzia Masella nel 1919 e dal loro matrimonio nacquero quattro figli: Nicola Maria, Nunzia, Vincenzo e Giovanni.
La storia professionale di Campobasso è quella di una scalata meritocratica all'interno del Comune, documentata passo dopo passo dalle delibere dell'epoca.
29 settembre 1912: Viene assunto come Guardia Rurale.
1° gennaio 1925: Viene promosso a sotto capo delle guardie campestri per aver svolto le sue funzioni in "modo lodevole".
1° novembre 1932: Il Commissario Prefettizio, Dott. Emanuele Cotugno, ne firma la promozione ufficiale a Capo delle Guardie Municipali.
Il passaggio al comando della polizia urbana e campestre arrivò grazie al possesso di tutti i requisiti di legge (tra cui il grado di sottufficiale del Regio Esercito) e a una condotta contrassegnata da "zelo, scrupolosità ed onestà".
Sigismondo rimarrà in servizio fino al 1950, guidando il Comando per ben 18 anni e inserendosi in una storica linea di successione che va da Anzoino Bonaventura (primo capo delle guardie nel 1913) fino ai successivi responsabili che hanno segnato la storia della vigilanza locale.
Chi lo ha conosciuto da vicino, come il maestro Francesco Della Vella, descrive il Comandante Campobasso come «un uomo d'altri tempi: alto, aitante, robusto e carismatico». Un tutore dell'ordine che non aveva paura di niente e di nessuno, capace di addentrarsi da solo nei boschi e nelle grotte del Gargano per scovare e arrestare i ricercati.
Eppure, dietro quella divisa impeccabile e l'aspetto rigoroso, batteva un cuore profondamente generoso.
A testimoniarlo è un aneddoto prezioso della fine degli anni '30.
In un'epoca in cui le case del centro storico non avevano servizi igienici moderni, era abitudine comune svuotare l'acqua delle tinozze per strada. Quando una giovane donna del paese venne multata da una guardia per questo motivo, si recò al Comando per pagare la contravvenzione. Lì trovò il Comandante Campobasso. Impossibilitato ad annullare il verbale per rispetto della legge, ma dispiaciuto per la situazione, il Comandante si offrì di pagare l'ammenda di tasca propria. La donna ringraziò e pagò da sé, ma quel gesto rimase il simbolo di un uomo fermo nei doveri, ma pieno di empatia.
Il rispetto di cui godeva la famiglia Campobasso in paese era immenso, spesso suggellato da legami spirituali forti come il "San Giovanni" (Sigismondo fu infatti il padrino di battesimo di mio padre).
Quando la sera del 10 gennaio 1955 il Comandante si spense, l'intero paese si strinse intorno alla famiglia. Via San Giuseppe divenne un via vai silenzioso di cittadini commossi, accorsi a porgere l'ultimo saluto a un uomo che per quasi quarant'anni era stato il custode della sicurezza e della convivenza civile a Vico.
Riportare alla luce queste storie e questi volti è un dovere morale per la comunità. Ricordare Sigismondo Campobasso significa onorare un pezzo di storia di Vico del Gargano che, proprio per questo, non rischia di essere dimenticato.
Domenico Lombardi





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