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L’Italia e la sfida della Maratona dello Spazio 2026


Vi propongo un'intervista a Maurizio Lannes, esperto del Programma Galileo sulle nuove frontiere della New Space Economy e il ruolo strategico dell'ASI nella formazione dei talenti di domani, divulgatore e promotore presso le scuole bilingue tedesco - italiano in Germania.


Mentre i satelliti del sistema Galileo tracciano rotte invisibili sopra le nostre teste, sulla Terra si gioca una partita altrettanto cruciale: quella delle competenze. Lo spazio non è più solo una frontiera scientifica, ma il nuovo baricentro della geopolitica mondiale. Abbiamo incontrato il garganico Maurizio Lannes, tra i protagonisti del Programma Galileo per capire come l'Italia stia preparando le nuove generazioni a questa "corsa verso l'alto" e per stabilire quale tipo di messaggio trasmettere ai giovani vichesi, garganici e pugliesi.


D: Colonnello Lannes, lei lavora al Programma Galileo, uno dei fiori all’occhiello dell’alta tecnologia europea. Perché oggi è fondamentale spingere i giovani a guardare oltre l’atmosfera per il proprio futuro lavorativo?

R.: «Perché lo spazio non è più un 'altrove' lontano, ma una dimensione quotidiana e geopolitica. Lavorare su tecnologie destinate a sfide estreme è una delle prove più stimolanti del nostro tempo. Chi opera in questo settore ha il privilegio di abitare il futuro. I nostri giovani devono essere consapevoli che lo spazio è una possibilità professionale concreta, un mercato del lavoro in espansione che richiede creatività, visione e competenze tecniche d'avanguardia».

D: Spesso si pensa allo spazio come a una questione puramente tecnica. Lei però sostiene che sia anche geopolitica. In che modo questo impatterà sulle nostre vite?

R.: «Oggi lo spazio definisce i rapporti di forza tra le nazioni. È un asset strategico: chi controlla i dati e le infrastrutture orbitali influenza l’economia, la sicurezza e la diplomazia globale. Quello che accade a 20.000 km di quota ha un impatto diretto sulla nostra sovranità e sulle relazioni internazionali. È un'eredità pesante e affascinante che le generazioni future dovranno gestire».

D: L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha lanciato la 'Maratona dello Spazio 2026'. Di cosa si tratta esattamente?

R.: «È una sfida d'eccellenza dedicata agli studenti del triennio delle scuole superiori. Il nome non è casuale: proprio come in una maratona, i ragazzi affronteranno prove selettive ad eliminazione. Ma la vera novità è l'approccio: non solo teoria, ma progettazione pura. Gli studenti si metteranno alla prova in uno scenario 'reale' all’interno della Concurrent Engineering Facility dell’ASI, un luogo dove le idee diventano missioni spaziali».

D: Qual è il fine ultimo di questo bando? Si tratta solo di trovare nuovi ingegneri?

«L'obiettivo dell'ASI è più profondo: promuovere una vera cultura aerospaziale. Vogliono ispirare i ragazzi, orientarli verso le materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), ma anche far capire che la New Space Economy ha bisogno di visioni condivise. Il percorso è gratuito e si divide in due fasi: una sfida di problem solving online a livello nazionale e una finalissima a maggio 2026, a Roma, riservata ai primi 20 classificati».

D: Si sente spesso parlare di 'New Space Economy'. Può aiutarci a definire questo concetto oltre gli slogan?

R.: «Certamente. La New Space Economy è il passaggio dalla ricerca pura a un ecosistema integrato. È uno strumento potente che unisce economia, educazione e diplomazia. È la capacità di generare valore, non solo economico, ma anche sociale e culturale, attraverso lo spazio, rafforzando al contempo il senso di appartenenza all'Europa. Oggi restare fuori da questi temi significa restare fuori dal progresso».

D: In chiusura, traspare dalle sue parole un forte senso di responsabilità civile. Qual è il messaggio per i cittadini di domani?

R.: "Credo fermamente che ognuno di noi abbia il dovere morale di restituire qualcosa alla propria terra. Divulgare queste iniziative, creare informazione e allargare l'orizzonte dei giovani è il mio modo di contribuire. Investire nelle competenze spaziali significa guardare al futuro con ambizione. Quello che oggi ci sembra fantascienza, domani sarà la nostra normalità. Dobbiamo farci trovare pronti».


Grazie Colonnello e buon lavoro.


Michele Lauriola


Foto: Agenzia Spaziale Italiana



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