L’ultima rima e l’ultimo segno: il dialogo infinito tra David Riondino e Andrea Pazienza
- Michele Lauriola
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C’è una sottile malinconia nel rileggere oggi le cronache di "Vite imPAZienti", la grande celebrazione che Vico del Gargano dedicò ad Andrea Pazienza. Quell’evento, nato per celebrare il fumettista, acquista oggi una nuova risonanza ora che anche David Riondino se n’è andato, lasciando il mondo della cultura italiana orfano di quel "cantastorie colto" che con Andrea aveva diviso sogni, riviste e palchi.
Rivedere le immagini di Riondino tra i vicoli di Vico e il lungomare di San Menaio significa assistere a un incontro tra anime gentili. Nel 2008, David era con noi per testimoniare la vitalità di un amico scomparso troppo presto. Oggi, è il suo stesso ricordo a intrecciarsi con quello di "Paz", in un gioco di specchi dove la parola cantata e il disegno tornano finalmente a fondersi.
"Vite imPAZienti" non è stata solo una celebrazione del ventennale della scomparsa, ma la dimostrazione che il connubio tra musica e fumetto, tra Riondino e Pazienza, resta una delle vette più alte della narrazione italiana. Oggi, mentre il Gargano continua a riscoprire tesori legati al fumettista – come i murales inediti riemersi nelle vecchie residenze di famiglia – le parole di Riondino restano come testimonianza di una stagione irripetibile.
Riondino diceva spesso che "Andrea disegnava alla velocità del pensiero", quasi a scusarsi per la lentezza della sua scrittura rispetto alla foga grafica dell’amico. Ora che entrambi sono fuori dal tempo, quel divario è colmato e immaginarli di nuovo insieme è un esercizio naturale per chiunque abbia amato "Tango e altri colpi", quell'album-laboratorio dove il segno di Pazienza entrava tra i solchi del disco e la voce di David ne usciva trasfigurata.
A Vico del Gargano, Riondino non portò solo la musica, ma una lezione di vita: l'idea che l'arte non sia un monumento, ma un dialogo costante. Se Pazienza aveva reso il Gargano una terra mitica attraverso i suoi pennarelli, Riondino lo ha reso un luogo dell’ascolto. L’articolo che oggi scrivo non può che essere un "ricordo del ricordo". Se nel 2008 David omaggiava Andrea, oggi siamo noi a omaggiare quel legame. La scomparsa di Riondino chiude simbolicamente un cerchio aperto negli anni di Frigidaire: quella stagione di libertà assoluta, satira feroce e tenerezza poetica che ha segnato un'intera generazione.
Ciò che resta, tra gli ulivi di Vico e il mare di San Menaio, è la sensazione che il dialogo non si sia interrotto. Le tavole di Pazienza continuano a scorrere e le ballate di Riondino continuano a suonare nell'aria salmastra della Puglia.
Davide e Andrea, il poeta e il disegnatore, hanno smesso di inseguirsi sulla linea del tempo per ritrovarsi nella memoria collettiva. Il Gargano, che li ha visti uniti nel segno dell'omaggio, rimane il custode di questa amicizia speciale: una terra dove, per citare David, "anche le ombre hanno un suono" e dove il segno di Andrea non smetterà mai di correre, ora finalmente veloce quanto il pensiero di entrambi.
Un ringraziamento a Luigi Damiani, Michele Afferrante e Filippo Mauceri per quella straordinaria stagione. Indimenticabile.

Fonte immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:David_Riondino.jpg
Autore della foto: Andreas Carter






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