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Sanità territoriale in Puglia: il PNRR resta un cantiere aperto

Sanità territoriale in Puglia: il PNRR resta un cantiere aperto

I dati della Fondazione Gimbe

Nonostante le scadenze europee si avvicinino, la riforma della medicina di prossimità non decolla. In Puglia le Case e gli Ospedali di Comunità sono ancora "scatole vuote" senza personale e servizi.

Il rilancio della sanità territoriale, pilastro fondamentale della Missione Salute del PNRR, fatica a trasformarsi in realtà tangibile. L’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, aggiornato al 31 dicembre 2025, scatta una fotografia impietosa: l’Italia è in forte ritardo e la Puglia, in particolare, mostra criticità preoccupanti che rischiano di pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi fissati per giugno 2026.

I numeri del fallimento strutturale

A livello nazionale, la situazione è ai minimi termini: appena il 3,9% delle Case di Comunità previste risulta oggi pienamente operativo. Ma è scendendo nel dettaglio regionale che emergono i nodi più intricati. In Puglia, su 21 Case di Comunità programmate, solo 3 hanno attivato qualche servizio embrionale. Il dato più allarmante riguarda il personale: nessuna di queste strutture dispone attualmente di un organico stabile di medici o infermieri, rendendole, di fatto, degli edifici privi di funzione assistenziale.

Non va meglio per gli Ospedali di Comunità, le strutture intermedie pensate per i ricoveri brevi e a bassa intensità clinica. Sui 49 previsti dal piano regionale pugliese, solo 7 hanno mosso i primi passi, ma nessuno è ancora in grado di offrire prestazioni complete.


Il ritardo pugliese non è solo una questione di edilizia sanitaria. La riforma si scontra con due ostacoli monumentali.

La carenza di organico: senza una strategia per il reclutamento di medici di base, specialisti e infermieri di famiglia, le nuove strutture restano gusci vuoti.

Il deficit tecnologico: la digitalizzazione, che dovrebbe fare da collante tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), procede a rilento. L'interoperabilità tra i vari sistemi sanitari è ancora un miraggio, impedendo quella continuità di cura tra ospedale e territorio che è il cuore della riforma.


Sebbene regioni limitrofe come la Basilicata presentino dati ancora più esigui (zero strutture attive), il peso del ritardo in Puglia è maggiore data l'ampiezza del bacino d'utenza e la pressione cronica sui grandi poli ospedalieri.

Il monito di Gimbe è chiaro: il rischio non è solo quello di perdere i finanziamenti comunitari per mancata rendicontazione entro il 30 giugno, ma soprattutto quello di fallire l'appuntamento con la storia. Se non si accelera sull'integrazione dei servizi e sul potenziamento del personale, la sanità di prossimità resterà un'ambizione scritta sulla carta, lasciando i cittadini privi di reali alternative al pronto soccorso e ampliando ulteriormente il divario assistenziale con il resto del Paese.



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