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La grande diaspora dei genitori del Gargano

4 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

C'è un nuovo tipo di valigia sul binario della stazione di Foggia. Non è più solo quella di cartone dei nostri nonni emigranti, e non è più solo il trolley colorato dei ragazzi di vent'anni diretti a Milano, Bologna o Berlino.

È la valigia con le rotelle dei loro genitori. Cinquantenni, sessantenni. Che chiudono casa a Cagnano Varano, a Ischitella, a Vico del Gargano, e vanno.

Il Sud non si spopola più solo perché i giovani partono. Si spopola perché, alla fine, li seguono anche i padri e le madri.

Il rapporto Istat di giugno 2025 sulle “Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente” è impietoso: nel solo biennio 2023-24 ci sono stati 241mila trasferimenti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, contro 125mila sulla rotta inversa, con una perdita secca di 116mila residenti per il Sud.

La fascia 18-34 anni è quella più colpita. Nel quinquennio 2019-24 il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 53mila giovani laureati. Il Mezzogiorno, nello stesso periodo, ne ha persi 107mila verso il Centro-Nord e 25mila verso l'estero: 132mila cervelli in meno.

È il circolo vizioso raccontato dal demografo Corrado Bonifazi: i giovani vanno dove ci sono altri giovani. E il Sud resta senza donne in età fertile, senza nascite, senza futuro.

Se il Sud è un malato grave, il Gargano Nord è in terapia intensiva. L'Area Interna del Gargano, 12 comuni per 81.395 abitanti, è classificata quasi tutta come periferica e ultraperiferica.I dati ufficiali sono una sentenza: Cagnano Varano: 7.451 abitanti, -14,9%, con un ulteriore -13,5% previsto. Carpino: 4.305 abitanti, -25,7% - Ischitella: 4.316 abitanti, -9,3% - Vico del Gargano: 7.861 abitanti, -8,5%.

Prendiamo Cagnano, il cuore della Laguna di Varano. Nel 2002 aveva 8.611 residenti, età media 39,2 anni. Oggi, al 1° gennaio 2025, ne ha 6.579, età media 47,5 anni. I bambini da 0 a 14 anni erano 1.546, oggi sono 794. Praticamente dimezzati in vent'anni. L'indice di vecchiaia dice tutto: 228,3 anziani ogni 100 giovani. Ci sono più sedie vuote nelle scuole che trattori nei campi.

L'indice di dipendenza è al 65,6%: ogni 100 persone che lavorano, ce ne sono 65 a carico. Un paese che non si riproduce più.

Fino a dieci anni fa la trama era sempre la stessa: il figlio parte per l'università al Nord, trova lavoro, fa un figlio. I genitori restano a fare i nonni a distanza, su WhatsApp, con il treno delle feste comandate.

Ora la trama è cambiata. Li incontriamo nei condomini di Modena, di Parma, di Brescia. Coppie di 58, 62 anni. Hanno venduto la seconda casa, a volte anche la prima. “Che restiamo a fare qui da soli?, ci dice Maria, 61 anni, di Ischitella, da due anni a Reggio Emilia dove il figlio fa l'ingegnere – A casa mia l'inverno non passa mai l'autobus, il medico viene una volta a settimana. Qui almeno aiuto con la bambina e non sto sola”.

Sono i “nonni con la valigia”. Ufficialmente mantengono la residenza al Sud, ma di fatto si trasferiscono presso figli e nipoti che hanno precedentemente emigrato nelle regioni del Centro-Nord. Non è più solo emigrazione giovanile. È una diaspora familiare. I genitori non seguono solo l'affetto, seguono una strategia di sopravvivenza: meglio fare il badante del proprio nipote a 800 chilometri che fare l'anziano solo in un paese dove l'asilo ha chiuso, la farmacia chiude alle 13 e l'ospedale più vicino è a 60 chilometri di curve. E così il Gargano Nord perde due volte. Perde il figlio che avrebbe potuto aprire un B&B, un'azienda agricola, uno studio. E perde il padre che teneva aperto il bar, che curava l'uliveto, che pagava l'IMU e teneva accesa la luce del paese. Il Sud, come ha certificato anche Svimez, ha perso 730.000 residenti dal 2001 al 2023 e rischia di perderne 8 milioni entro il 2080, quasi tutti giovani. Ma la novità del 2024-2025 è questa: a partire non sono più solo i giovani. A chiudere la porta a chiave, per l'ultima volta, sono i loro genitori. Perché un paese non muore quando parte l'ultimo giovane. Muore quando parte anche l'ultimo genitore che lo aspettava.

Valeria d. F.


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