Uno studio sull’onomastica a Vico del Gargano

Aggiornato il: feb 3

Note preliminari per uno studio sull’onomastica nel XVII secolo – Vico del Gargano

Le note che mi accingo a esporre vogliono offrire un primo consuntivo del lavoro di ricerca, tuttora in cantiere, che preannuncia sviluppi di un certo interesse. L’idea alla base è quella ci scandagliare l’archivio storico della Chiesa Madre, dal quale attingere tutte quelle notizie che, in vario modo, possono contribuire a scrivere una storia del nostro paese, mettendola a disposizione della comunità di Vico del Gargano e di quanti studiosi o semplici curiosi si avvicinano ai risultati dei lavori di ricerca.

L’altra motivazione, antecedente in ordine temporale, risiede nel costante interesse che, ho coltivato nei confronti del mio paese natale e, in particolare, per la sua storia. Escludendo ogni notazione di campanile, credo di poter affermare con cognizione che, Vico del Gargano e il suo Centro Storico costituiscono un microcosmo urbano di indubbio interesse per uno studioso. Esprimono un patrimonio che, per tutta una serie di ragioni, non riceve quelle attenzioni, che meriterebbe e pertanto, trascurato e sottovalutato.

Lo studio della onomastica, ci permette conoscere o per lo meno d’intuire informazioni che associano l'uomo, ai valori della famiglia, alla cultura e alle influenze di tipo ideologico e religiose del tempo storico in cui egli si colloca. I nomi, non sfuggono alla logica del tempo all'avvicendarsi delle dominazioni, ai mutamenti di carattere socio-economico e alle mode di ogni epoca(1)

Quello che si intende qui tentare è lo studio del rapporto tra i nomi ancora in uso e quelli, nel caso opposto caduti in oblio, vale a dire della scomparsa di nomi, conservati solo nei documenti d’archivio. A seguire provare a ricostruire i legami generazionali e di relazioni oltre la parentela, come il comparaggio.

Da un lato abbiamo dunque una continuità di nomi che, travalicando il mutare dello scenario storico, sono ancora oggi in uso: Giuseppe, Michele, Nicola etc. … Angela, Lucia, Maria etc. Dall’altro una perdita di nomi - Ansiani, Escolabius, Fatius etc. … Celidonia, Hieronima, Trusia etc.,- che invece riflette proprio il trasformarsi, l’evolversi delle scale di riferimento e di valori del un gruppo umano nel suo rapporto con l’ambiente nel quale vive.

L’osservazione di una tale trasformazione nell’uso del nome maschile o femminile che sia, non può che basarsi, prevalentemente, su documentazione d’archivio, che nel nostro caso si mostra assai generosa.


Il lavoro di ricerca tutt’ora in corso iniziato assieme all’avv. Antonio Leo de Petris, grazie alla preziosa disponibilità del parroco don Gabriele Giordano è focalizzato sul Liber Primus Baptizzatorum iuxta ritum Ritualis Romanus, nel quale sono annotati i nati nella Universitas di Vico, portati al fonte battesimale a far data dal 2 gennaio 1624. L’esposizione che si offre si basa su un campione di oltre cinquecento annotazione di battezzati nel periodo compreso fra il 1624 e il 1637. Il campione comprende sia famiglie del Primo Ceto abitanti del Borgo, della Civita e del Casale, sia degli altri ceti sociali. Una particolarità da rilevare, è data dalla nota Casalis Terrae Vici, riportata margine di coloro che abitavano il Casale: A distanza di oltre i dieci anni dell’ ipotetico periodo transitorio sancito – nella Conventio del 1607 che univa l’Università del Casale all’Università di Vico- il senso di appartenenza alla comunità del Casale era vivo e costituiva ancora un valore.

L’analisi di questo primo campione, sia pur limitato rispetto al complesso delle annotazioni contenute nel Liber Baptizzatorum consente di mettere in luce i dati che s’intende proporre ai lettori, iniziando dai genitori e in successione, dei relativi padrini e madrine e dei battezzati, con le loro correlazioni.

I nomi del padre sono stati raggruppati in Tabella 1 riportando in ordine discendente la frequenza presente nelle annotazioni (in alcuni casi sono gli stessi coniugi che portano più figli al fonte battesimale). Con una frequenza inferiore abbiamo 25 nomi: Abundantio, Ascanio, Alessandro, Ambrosio, Andrea, Ballario/Ballasio, Bellisario, Blasio, Bonifacio, Carolo, Cataldo, Fabio, Fabritio, Federico, Felice, Guglielmo, Iacinto, Luigio, Marino, Natale, Paolo, Pasquale, Salvatore, Sante, Stephano, Da evidenziare come il nome Ioannes/Giovanni compare in ben 72 annotazioni e in 33 casi Ioannes è associato ad altro nome. Quasi tutti i nomi sono giunti fino a noi trasmessi nel succedersi delle generazioni, forse con l’eccezione di Ieronimo/Geronimo, Abudantio e Ballario, altri sono divenuti rarefati oppure hanno subito delle trasformazioni (Dominicus/Mimmo).



I nomi della madre, raggruppati in Tabella 2 presentano una diversa distribuzione e anche molti di questi sono giunti fino a noi, a volte con qualche trasformazione come Dianora/ in Eleonora; in uso più rarefatto Ippolita mentre non troviamo più in uso Hieronima e Pellegrina. Con una frequenza inferiore troviamo ben 41 nomi dei quali riportiamo la trascrizione, molti caduti in oblio :

Allegra, Anteae, Aquila, Ardelia, Argentia, Cangenua/Cangenova, Carputia, Cassandra, Celidonia/Cilidonia, Colonna, Dora, Dorotea, Filisdea, Filomena/Philomena, Folorentia, , Hadriana, Genova, Gentila, Gesimina, Gustantia, Leonarda, Lionora, Lorita, Matthea, Marzia, Mea, Nuntia, Pacifica, Petruccia/Petrusia, Polisena, Prudentia, Pura, Regina, Romana, Seia, Stella, Silvia, Susanna, Trusia, [Gio]Vanna.




Dalla cernita fatta tra i nomi dei padrini e delle madrine e delle rispettive paternità il patrimonio si arricchisce ulteriormente di nomi fin’ora non incontrati.

Fra i padrini troviamo Annibal, Cruxe/Croce, Fatius, Fabius, Isidorus, Loritus, Sigismundus e Terentius; fra le paternità di questi Gesimundi, Narducci, Palmeri/Palmerio e Scipionis.

Fra le madrine Alfonsina, Brasia/Blasia, Lifonsina e Pretiosa ; per le rispettive paternità troviamo Ansiani, Feranti/Ferranti, Gramatii, Pacifici, Petrucis, Pomponius, Rinaldo, Escolabius Scolabius/Esculapius.


Siamo ora giunti a svelare quali nomi s’imponevano ai nascituri al fonte battesimale; ad entrambi poteva essere imposto un solo nome o più nomi come di sovente abbiamo verificato. Allo stato dei lavori, non conoscendo gli avi non possiamo attestare la fedeltà nell’imposizione dei nomi di nonni paterni o materni, ma questo possiamo supporre che fosse nella consuetudine.

Veniamo ai nomi riportati in tabella 3 e 4 dove sono rilevati (con frequenza fino a 2) per il solo primo nome di battesimo 208 bambini e 151 bambine; fra questi 12 maschi e 42 femmine portano l’annotazione di un solo nome di battesimo mentre per 196 maschi e 109 femmine rileviamo l’annotazione di due o più nomi.

Rispetto a quanto esposto per i genitori assistiamo ad una iniziale mutazione dei nomi per ambo i sessi e la presenza di nuovi nomi come: Albertus, Aloisio, Anselmus, Barnaba, Benedicto, Crisostomus, Epiphanio, Flavius, Frabicianus[i], Hettor, Lucas, Marianus, Martinus, Onophrius, Sebastianus, Simeon, Ubaldus e Vitus.





Al femminile troviamo nomi come Agnese, Apollonia, Cornelia, Elisabetta, Iuliana, Laura, Madalena, Olimpia, Palmina, Rebecca, Speranza, Teodora, Tolomea e Ursula.





In 30 annotazioni riguardanti bambini e in 24 annotazioni riguardanti le bambine, è presente il nome del padrino o della madrina di battesimo; un chiaro segno di gratitudine per il legame che veniva a crearsi tra le famiglie in virtù del comparaggio.

L’istituto del comparaggio di battesimo o di cresima, si attesta ancora oggi nell’ambito della parentela ma non solo, anche in virtù di legami di amicizia. Un particolare valore assume invece, specie per il passato, osservare i legami di comparaggio fra classi sociali dello stesso livello e quello fra diverse classi sociali. Nel primo caso, il legame di comparaggio, serviva a rafforzare i legami familiari (in particolare in particolare per la nobiltà e all’interno della embrionale borghesia), che sovente potevano anche portare al matrimonio combinato. Nell’altra fattispecie invece il vincolo di comparaggio assicurava il prestigio sociale a chi portava al fonte battesimale il bambino/bambina e una certa protezione per la famiglia e ancor più per i nascituri, specie quando troviamo nel ruolo di padrino il feudatario o un suo familiare, il vescovo o altra personalità di alto livello sociale. A suffragare l’ipotesi troviamo il caso dell’infante Frabicianus, figlio del notaio dello Russo Francesco e Lucrezia Napolitano, tenuto a battesimo da Giuseppe Mascis procuratore di Fabrizio Spinelli e Pellegrina Sapia procuratrice di Caterina Spinelli, entrambi figli di Maria Caracciolo e Troiano Spinelli marchesi di Vico, al bambino fu imposto come primo nome quello del padrino Fabrizio.


Ancora fino agli anni sessanta del secolo scorso era consuetudine che i testimoni di nozze (indicati come compare/comara, ovvero le persone che avevano tenuto la tovaglia di nozze) fossero chiamati a fare da padrino /madrina al primo nato nel matrimonio.

Una nota di rilievo, lodevole segno di riconoscenza verso san Valentino, che da pochi anni era stato elevato a Patrono della Universitas il 14 febbraio 1618, ci è data rilevarla nella presenza di 37 annotazioni dove Valentinus compare come primo o secondo nome.


Siamo in presenza di un patrimonio onomastico ragguardevole e il nostro pensare da uomini del XXI secolo può costituire un limite, per comprendere questa ricchezza di nomi. Un patrimonio che trae origine principalmente dalla devozione profonda verso i Santi diffusa e alimentata da preti zelanti e dall’opera missionaria degli ordini religiosi, che raggiunsero con la loro presenza posti remoti come il nostro Gargano. Un esempio per tutti è dato dalla testimonianza del nome Celidonia/Cilidonia, giunto a Vico attraverso due madrine entrambe di San Giovanni Rotondo Celidonia figlia di Giovanni Longo/Longhi poi andata in sposa a Dactilo/d’Attoli Giovanni Francesco e Celidonia figlia di Giovanni Rignani/Rignano.

La giovane Chelidonia[i] - al battesimo Cleridona (“dono della sorte”)- trascorse sa sua vita eremitica sul monte Feronia, oggi nel parco dei Monti Simbruini ed entrò a far parte della famiglia benedettina. Il suo culto e il nome si di