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Vita di un sindaco amato a vent’anni dalla morte

Michele Magno. Vita di un sindaco amato a vent’anni dalla morte.

di Michele Angelicchio


Torna alla lettura e alla memoria di tutti un bel libro di storia per ricordare, a vent’anni dalla sua morte, Michele Magno, sindacalista, politico, tra i maggiori esponenti del movimento operaio meridionale, il più amato dei sindaci nella città di Manfredi. La Puglia e la Capitanata raccontata attraverso le lotte bracciantili, il difficile cammino verso la democrazia, il legame con Giuseppe Di Vittorio e la lunga, decennale battaglia al fianco dei lavoratori pugliesi. “GALANTUOMINI E PROLETARI IN PUGLIA”, prefazione di Pino Gesmundo, Segretario generale Cgil Puglia. Presentazione dell’amico Andrea Leccese. Sindaco rimasto nel cuore di Manfredonia “la sua presenza ed il suo lavoro al Comune risultava ai più insostenibile. Arrivava ben prima dei suoi impiegati in Municipio e distribuiva ad ognuno il lavoro quotidiano, preparato di buon mattino, se non di notte. Il 15 dicembre 1976 presentò le dimissioni, poi ritirate, da sindaco della sua città, dopo lo scoppio avvenuto all’Anic – Enichem del 26 settembre dello stesso anno, che provocò l’inquinamento da arsenico di un’ampia parte del territorio. Egli avrebbe voluto una decisa battaglia per la delocalizzazione dello stabilimento. Le vicende successive hanno dimostrato che ancora una volta aveva visto più lontano di tutti.”

Il libro edito da Armando Editore è presentato da Andrea Leccese, giornalista, storico, scrittore, esperto di mafia. Scrive Andrea:”Ho deciso di rispolverare il libro – Galantuomini e proletari in Puglia: dagli albori del socialismo alla caduta del fascismo – di Michele Magno proprio nei giorni in cui Manfredonia, Cerignola e Foggia hanno provato per la prima volta l’onta dello scioglimento per mafia. “Una sospensione della democrazia”, secondo alcuni; in realtà non si può non fare i conti con elementi fattuali molto gravi che inducono a ritenere reale la presenza di infiltrazioni mafiose nella gestione della cosa pubblica. Nel mio animo, in quel periodo, si è sviluppato un irrefrenabile moto di indignazione verso un degrado politico-sociale che è sotto gli occhi di tutti, verso un declino antropologico ancor più inaccettabile se si pensa che la Capitanata è stata teatro, negli anni precedenti al fascismo e nel dopoguerra, di quel meraviglioso slancio progressista di cui furono protagonisti personaggi dello spessore di Giuseppe Di Vittorio e appunto di Michele Magno. La provincia di Foggia è stata per molto tempo la più “rossa” del Sud. “Il movimento contadino e socialista – scrive Magno nel saggio “La Capitanata. Dalla transumanza al capitalismo agrario” (Edizioni del Rosone, 1999) – sin dai primi anni di questo secolo assunse in Capitanata dimensioni, caratteristiche e forza che trovano riscontro, nel Mezzogiorno, solo in alcune zone limitrofe del Barese e della Basilicata.” Poiché non deve sfuggire che esiste un legame indissolubile tra le conquiste del movimento operaio e la democrazia, noi foggiani possiamo manifestare davvero l’orgoglio di aver dato un contributo rilevante nel difficile cammino verso l’affermazione dei diritti politici, civili, e sociali nel nostro Paese. Mi auguro che rileggere gli scritti di Michele Magno, intrisi di una straordinaria passione etica, possa essere utile sia per una auspicabile “primavera dauna”, sia per una sperabile palingenesi nazionale. Nel Belpaese accade oggi troppo spesso che interessi loschi e persino mafiosi finiscano per inquinare le scelte politiche a tutti i livelli. Perciò è fondamentale ripartire dai valori alti del senatore Magno, un grande uomo di umili origini – era nato in una poverissima famiglia di pescatori – che seppe studiare, emanciparsi e dedicare la sua vita alla politica, al solo scopo difendere i più deboli e di fondare così una società migliore per tutti.”



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