9° Rapporto GIMBE 2026: il Servizio Sanitario Nazionale tra scivolamento del "ghiacciaio" e la necessità di un Piano di Rilancio
Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) continua a garantire risultati di salute complessivamente buoni, ma la sua capacità di assicurare cure tempestive ed eque si indebolisce progressivamente. È questo il quadro impietoso tracciato dal 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 7 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati. La metafora del "ghiacciaio", utilizzata dalla Fondazione GIMBE fin dal 2013, descrive perfettamente un processo di erosione silenziosa ma costante, in cui il diritto alla tutela della salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione diventa sempre più difficile da esercitare nei tempi appropriati e in modo uniforme sul territorio.
Il Rapporto analizza lo stato di salute del SSN partendo dalle criticità storiche diagnosticate già nel 2019:
Definanziamento pubblico: Sebbene formalmente la stagione dei tagli lineari si sia conclusa, il finanziamento pubblico continua a subire l'erosione dell'inflazione e dei costi energetici, con un'incidenza del Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) sul PIL che oscilla intorno al 6%, ben al di sotto della media dei Paesi europei dell'area OCSE (7,1%).
Ampliamento dei LEA e ritardi: Nonostante l'ingresso in vigore del nuovo nomenclatore tariffario per la specialistica ambulatoriale e protesica (fine 2024) e la pubblicazione dei primi aggiornamenti dei Livelli Essenziali di Assistenza nel settembre 2026, restano forti dubbi sull'effettiva esigibilità omogenea su tutto il territorio nazionale.
Sprechi e inefficienze: L'assenza di un piano nazionale organico continua a pesare sulle risorse del sistema, tra sovra-utilizzo di prestazioni a basso valore, sotto-utilizzo di interventi efficaci e inefficienze amministrative.
Espansione incontrollata del secondo pilastro: La crescita della sanità integrativa e dei fondi privati rischia di alimentare il consumismo sanitario e di ampliare le diseguaglianze sociali, anziché integrarsi virtuosamente con il settore pubblico.
A queste criticità si sommano fattori ambientali critici, come la non sempre leale collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni e le crescenti aspettative irrealistiche dei cittadini verso una "sanità infallibile", spesso alimentate da disinformazione.
Le conseguenze per i cittadini: liste d'attesa e rinuncia alle cure
Il deterioramento dell'offerta pubblica si traduce quotidianamente in enormi disagi per i pazienti:
Liste d'attesa interminabili per visite specialistiche e interventi chirurgici, che spingono gran parte della popolazione a rivolgersi al privato a pagamento o a rinunciare del carosello di cure. Nel 2024, quasi il 10% della popolazione (oltre 5,8 milioni di persone) ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie, in gran parte per motivi economici o per i lunghi tempi d'attesa.
Carenza di personale sanitario: Se l'Italia registra un'elevata numerosità di medici in rapporto alla popolazione, il deficit infermieristico è strutturale (6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro una media OCSE di 9,7). A ciò si aggiungono la fuga dei professionisti dal pubblico, il burnout e la grave carenza di Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS).
Diseguaglianze territoriali: Il divario Nord-Sud rimane marcato, alimentando il fenomeno della mobilità sanitaria (che nel 2023 ha raggiunto i 5,15 miliardi di euro), con una forte capacità attrattiva delle strutture private accreditate.
Per evitare che il SSN si trasformi definitivamente in 21 sistemi regionali frammentati e dipendenti dalle capacità economiche individuali, la Fondazione GIMBE propone un Piano di Rilancio basato su 16 linee d'intervento:
Salute in tutte le politiche (Health in All Policies).
Prevenzione e promozione della salute secondo l'approccio One Health.
Governance Stato-Regioni più rigorosa per ridurre le diseguaglianze nell'esigibilità dei LEA.
Finanziamento pubblico crescente e coerente con i reali bisogni di salute.
Aggiornamento continuo ed esigibilità dei LEA su tutto il territorio.
Patrimonio edilizio e tecnologico sicuro e modernizzato.
Personale sanitario: restituire attrattività al servizio pubblico valorizzando competenze e retribuzioni.
Integrazione dei servizi tra ospedale, territorio, domicilio e sociale.
Riduzione di sprechi e inefficienze per riallocare risorse verso l'alto valore.
Governance del rapporto pubblico-privato per tutelare l'interesse pubblico.
Riforma della sanità integrativa, rendendola realmente complementare.
Trasformazione digitale sicura e interoperabile (FSE, telemedicina).
Ricerca indipendente stabilmente finanziata.
Dati aperti e accessibili per la valutazione e le decisioni informate.
Informazione scientifica basata sulle evidenze e contrasto alle fake news.
Partecipazione civica per rafforzare il SSN come patrimonio collettivo.
Difendere il Servizio Sanitario Nazionale non significa soltanto garantire cure mediche, ma tutelare la coesione sociale e il principio costituzionale di uguaglianza: la tutela della salute non può essere un privilegio per pochi, ma un diritto fondamentale garantito a tutti.







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