Gli agricoltori del Gargano: resistenza in un paradiso difficile
Sul Gargano l'agricoltura non è un settore. È un'identità. Ma è un'identità che si sta assottigliando, anno dopo anno, tra ulivi secolari, limoneti a terrazza e campi divorati dai cinghiali.
Quanti sono?
I numeri ufficiali fotografano una Capitanata in contrazione. Secondo l'Osservatorio Economico CIA Puglia, la Puglia ha perso 2.233 imprese agricole in un solo anno nel 2024.
La provincia di Foggia, che comprende tutto il Gargano, ha pagato il prezzo più alto: -2.334 aziende, pari a -8,4%.
Paradossalmente, Foggia è l'unica provincia pugliese dove gli addetti in agricoltura sono leggermente cresciuti, mentre crollano a Bari, Taranto, Brindisi e Lecce. Segno che chi resta, resiste da solo, con aziende sempre più grandi ma sempre più sole.
Nel Gargano vero e proprio le aziende si concentrano nei 12 Sistemi Locali del Lavoro del nord provincia: Apricena, Cagnano Varano, Monte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo, Vieste e altri. Sono soprattutto aziende familiari, molte sotto i 10 ettari, legate a due pilastri: l'olivo Ogliarola Garganica e gli agrumi.
Solo a Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico, nelle annate buone, si producono fino a 80.000 quintali di olive e oltre 100.000 quintali di arance e limoni. Una nicchia unica in Adriatico, tanto che gli agrumi del Gargano sono Presidio Slow Food.
Quanto rende il lavoro?
Poco. E sempre meno.
Il 2024-2025 è stato definito "annus horribilis" per l'olio pugliese: calo di produzione fino al 40% in provincia di Foggia e del 30% proprio sul Gargano.
I ricavi? Un'indagine sulla filiera olivicola dice che un giovane agricoltore under 40 ricava in media 4.372 euro per ettaro da olive e olio, un over 40 solo 3.681 euro/ettaro. Tolti i costi variabili - 2.419 euro/ha per i giovani, 2.643 per gli altri - resta poco più di 1.000-1.500 euro a ettaro, prima di pagare tasse, contributi, gasolio, manutenzione.
Ed è qui il grido che si è sentito nell'ultima protesta dei trattori: da Carpino a Poggio Imperiale, una cinquantina di trattori in colonna sulla Garganica per dire che "non conviene più produrre perché i costi di produzione sono più alti dei guadagni". Parola del sindaco di San Nicandro Garganico, Matteo Vocale: "Il prezzo dell'olio desta molte preoccupazioni".
Per gli agrumi la storia è simile: mercato florido fino al 1900, quando il Gargano esportava oltre oceano a prezzi più alti di Sicilia e Calabria, poi "crollo dell'economia agricola". Oggi molti agrumeti sono abbandonati perché non c'è manodopera per raccogliere sui terrazzamenti e la GDO paga l'arancia 0,30 centesimi.
Cosa sognano?
Non sognano sussidi a pioggia. Sognano tre cose molto concrete, che senti ripetere in ogni masseria da Manfredonia a Cagnano:
1. Restare. Non vogliono che i figli vadano via. Vogliono che fare l'agricoltore sul Gargano non sia visto come una condanna, ma come un mestiere dignitoso. Molti giovani che hanno preso in mano l'azienda del nonno parlano di agricoltura rigenerativa, olio bio, agriturismo esperienziale.
2. Che il loro prodotto valga. Sognano una DOP vera che protegga l'Ogliarola Garganica e il Limone Femminello del Gargano dalla concorrenza di oli tunisini e arance spagnole. Sognano frantoi moderni, cooperative che imbottiglino invece di vendere sfuso.
3. Un Parco alleato, non un vincolo. Il Parco Nazionale del Gargano contiene 5 Presidi Slow Food, ma per molti agricoltori il Parco è ancora solo divieti: non puoi bruciare i residui di potatura, non puoi costruire una piccola stalla, non puoi difenderti dai cinghiali. Sognano un Parco che li riconosca come custodi della biodiversità, come dice la stessa CIA.
Cosa chiedono al Governo?
Le richieste, messe nero su bianco nelle lettere di Coldiretti Foggia, CIA Capitanata e Confagricoltura al presidente del Parco e alla Regione Puglia e nei documenti nazionali delle proteste agricole, sono chiare:
1. Stato di Crisi. È la richiesta numero uno: dichiarazione dello stato di crisi per l'agricoltura garganica con "atti straordinari ed eccezionali" per evitare la perdita di tessuto produttivo. Tradotto: moratoria su mutui e contributi per le annate di calamità.
2. Piano cinghiali e fauna selvatica. "Particolarmente grave e ingestibile la situazione nelle aree rurali della Murgia e in Capitanata, soprattutto nell’area del Gargano dove l’habitat risulta particolarmente favorevole". Chiedono la riforma della disciplina: poter intervenire direttamente come agricoltori muniti di licenza, piani di abbattimento reali, e soprattutto che "i danni non ci devono essere", non solo risarcimenti.
3. Acqua e prevenzione. Dopo i nubifragi che hanno messo "in ginocchio le aziende agricole e zootecniche" con "decine di milioni di euro di danni" e la siccità cronica, chiedono bacini di accumulo e invasi, come propone Coldiretti da anni, e deroga immediata per la gestione dei residui di potatura per prevenire Xylella.
4. Prezzo equo e meno burocrazia. Controlli sulle importazioni di olio straniero spacciato per italiano, prezzo minimo garantito che copra i costi, e semplificazione per chi lavora dentro un Parco Nazionale.
In una frase: non chiedono l'assistenzialismo. Chiedono di poter lavorare senza rimetterci.
Il Gargano ha 121.000 ettari di Parco, ma senza i suoi 6-7 mila agricoltori rimasti, quel Parco diventa solo una cartolina. E le cartoline non si mangiano.
Valeria d.F.





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