Il gioco della sedia
- Michele Lauriola
- 9 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Tra miracoli e odissee quotidiane, vivere sul Gargano è un esercizio costante di equilibrismo tra la bellezza da cartolina e una realtà che, a volte, sembra scritta da un autore di teatro.
Partiamo dal tasto dolente, quello che fa venire la tachicardia: la sanità.
Qui, se decidi di avere un malanno, devi prima consultare l’oracolo e poi assicurarti di avere il pieno di benzina.
La situazione dei presidi sanitari sul territorio ricorda un po' il gioco della sedia: quando la musica finisce, speri sempre che un medico sia rimasto seduto vicino a te. Difendere il diritto alla salute tra i tornanti non è una battaglia politica, è sport estremo.
Siamo diventati tutti esperti di primo soccorso per necessità, nell'attesa che un'ambulanza faccia il giro del mondo prima di arrivare a casa tua.
E che dire dei trasporti pubblici? Muoversi senza auto propria sul Promontorio è un’esperienza mistica. Gli orari sono spesso interpretati come "suggerimenti creativi" piuttosto che come impegni vincolanti.
Se riesci a far coincidere un treno con un impegno di lavoro o una visita medica, hai ufficialmente diritto a un posto d’onore nel calendario dei santi locali.
L’amore vince tutto per fortuna e l'orgoglio garganico non si piega. Lo abbiamo visto a Vico del Gargano per San Valentino. Nonostante un meteo che sembrava deciso a trasformare la festa degli innamorati in un remake di «The day after tomorrow», la gente non si è arresa.
Arance e alloro: il paese si è colorato di agrumi e di una folla che ha sfidato le nuvole. È la prova che il vichese e il visitatore, preferisce un’arancia benedetta e un po’ di pioggia piuttosto che rinunciare alla tradizione.
Un successo di presenze che scalda il cuore, mentre il vento tentava di raffreddare tutto il resto.
Verso la Settimana Santa, tra fede e identità, potrebbe essere il titolo del mio nuovo libro, (a giorni vi svelerò il vero titolo), ma non è un libro, «solo» autentica poesia popolare.
Passato l'amore, ci prepariamo alla riflessione. Vico si appresta a vivere la Settimana Santa, un momento in cui il tempo si ferma davvero (e stavolta non per colpa di un treno in ritardo).
Le prossime iniziative promettono il consueto elisir di brividi e devozione.
I confratelli sono pronti a intonare i canti della Passione, quei suoni che sembrano uscire dalle viscere della terra. I riti del Venerdì Santo creano un’atmosfera che trasforma le viuzze del centro storico e le vie principali del paese, in un film religioso a cielo aperto, dove la fede diventa identità collettiva.
Siamo un territorio difficile, aspro come una buccia d'arancia amara e complicato come le curve del percorso che ci porta a San Giovanni Rotondo.
Eppure, tra un disservizio e l'altro, troviamo sempre il modo di imbastire una festa o una processione che ci ricorda perché, nonostante tutto, restare qui è l'atto d'amore più grande.
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