La forza della privazione



Non ci sarà, quest’anno, tutta la complessa ritualità della Settimana Santa vichese. Non ci sarà perché un maledetto virus ha scatenato una pandemia: il Coronavirus. Corona, come le corone di spina santa che qualche mese fa Michelino ha preparato per noi, quando le terribili notizie del virus iniziarono ad arrivare dalla Cina, da Wuhan. Anche la corona di spine è un simbolo di sofferenza, della sofferenza di un uomo che è morto sulla croce per redimerci dai nostri peccati; è il simbolo della passione di nostro signore Gesù Cristo. Così, mentre le mani cariche di lavoro ed esperienza di Michelino intrecciavano, pungendosi e graffiandosi, gli appuntiti fili di spina santa fino a formare una corona, per poi lasciarle riposare ad indurirsi per il giorno del Venerdì Santo, iniziava un periodo carico di significato, fede e ritualità che ci avrebbe portato alla festa più importante per noi cristiani: la Pasqua. Le Via Crucis, la Domenica delle Palme, la costruzione del “Sepolcro”, l’Uffizio delle Tenebre del Mercoledì e Giovedì Santi, la Messa in Coena Domini, la lavanda dei piedi, il pianto della Madonna, le processioni mattutine, l’Agonia, la processione della sera del Venerdì, la veglia pasquale: tutto questo non c’è stato e non ci sarà. Ma tutto ciò è solo una parte di quello che mancherà a noi confratelli, la parte esteriore, la parte condivisa con la popolazione vichese. L’altra parte è un mondo “nascosto”, invece, dai portali chiusi delle chiese, un mondo di valori senza il quale tutto ciò che la Settimana Santa vichese rappresenta non sarebbe possibile: un percorso di lavoro, di crescita, di legami che nascono o si rinnovano, di fratellanza, di emozioni. Conclusa l’ultima Via Crucis, il giorno della Domenica delle Palme, il portale della nostra chiesa si sarebbe chiuso, ma dietro di esso un mondo sarebbe andato in fermento. Di tutto il lavoro invisibile di preparazione e realizzazione dei Sepolcri è stato scritto e sarà scritto in altre occasioni. Ma c’è un aspetto che secondo me è stato trattato poco: la Madonna, o meglio la Madonna per un confratello. La figura dell’Addolorata, con il suo prezioso abito nero, spicca immediatamente nel gruppo processionale, sia perché si erge dal gruppo, sia per il contrasto dei colori tra l’abito nero della Madonna e il camice bianco dei confratelli (in almeno 4 delle 6 processioni). La sua figura è importantissima in questo giorno, anche più importante del Cristo: non a caso le processioni mattutine vengono chiamate le Madonne. Ma perché è così importante? Bene, quello che sto per scrivere è il sunto di ciò che io ho provato, di ciò che io ho visto e vissuto, ma sono sicuro che molti atri avranno provato le mie stesse emozioni. Ecco questa Madre accompagnata sulle spalle dai tuoi fratelli che dall’alto ti scruta; sul Suo volto i segni di un immenso e sconfinato dolore che solo chi ha vissuto un tragico evento come la morte di un figlio può comprendere, gli altri non si avvicinano minimamente alla cognizione di una tale sofferenza. La Sua afflizione è incorniciata in un velo nero tutto intorno al Suo viso e in quel pugnale conficcato nel suo cuore. Tu canti quelle strofe di Miserere che tutto il giorno risuonano per il paese, ti volti verso di Lei e ti guarda, in qualsiasi punto del corteo tu sia Lei ti guarda. Vedi la sofferenza e l’angoscia sul suo volto, ma non te lo fa pesare: i ruoli si invertono, col Suo sguardo è Lei che consola te mostrando tutta quella forza di cui solo una donna e una madre è capace. Nonostante la tragicità e la disperazione del momento la “mia” Madonna, la “nostra” Madonna è sempre lì a consolarci e proteggerci, dal fondo del corteo, dal punto più alto, il posto d’onore che una Madre così forte e amorevole merita.

Questo insieme di emozioni è intima e personale e spesso non si vive in maniera consapevole, ma sono sicuro che tutti vivono con grande emotività queste celebrazioni.

Fino all’ultimo ognuno di noi abbiamo ha sperato in un andamento diverso per questa Pasqua, ma più si andava avanti, più diminuivano le speranze, più la malinconia riempiva i nostri cuori. Questa assenza sarà pesante per tutti noi che attendiamo da un anno all’altro questo periodo, ma sono fiducioso che proprio questa mancanza, questa privazione, ci renda figli di una consapevolezza, che troppo spesso ancora manca, di tutto questo immenso patrimonio di fede e tradizione che abbiamo tra le nostre mani.

Francesco Pupillo


Le foto sono di Michele Azzellino


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