La guerra: mostro da copertina
Nell'estate del 1943, la Sicilia fu il fulcro drammatico della Seconda Guerra
Mondiale. Durante l'Operazione Husky, l'isola divenne il palcoscenico di un intenso scontro militare e umano.
Nel cuore dell'isola, l'area nissena attorno a Delia, Canicattì e Caltanissetta, così come la linea del fronte verso l'Etna e lo Stretto di Messina, furono teatro di violenti scontri aerei, raid strategici e ritirate disperate. L'8 agosto 1943 si colloca nella fase finale della campagna di Sicilia, un momento contrassegnato dalla ritirata italo-tedesca verso la Calabria (Operazione Lehrgang) e dal martellamento aereo incessante degli Alleati sulle vie di fuga, sui centri abitati e sulle infrastrutture.
Dopo la caduta del fronte di Gela e l'avanzata della 7ª Armata statunitense guidata dal Generale George Patton, le truppe italo-tedesche ripiegarono verso l'interno.
L'area di Delia, snodo collinare strategico per le vie di comunicazione interne, fu pesantemente interessata dal passaggio dei convogli militari in ritirata e dai frequenti attacchi aerei degli Avisoi (cacciabombardieri alleati).
Delia, inizio agosto 1943. La morsa della calura estiva soffoca le colline e i campi di grano già mietuti. Nelle strade di pietra del paese, l'aria profuma di polvere e paglia secca, ma è carica di un'angoscia palpabile. Dalle campagne circostanti giunge il rombo sordo dell'artiglieria pesante e delle colonne motorizzate in ritirata.
All'improvviso, il silenzio del primo pomeriggio viene lacerato dal fischio acuto dei motori ad alta quota. Un grido corre tra i vicoli: «Aerei! Correte ai rifugi!». La popolazione rurale, le donne con i bambini in braccio, i vecchi sui carretti, cercano riparo nelle grotte scavate nel tufo o nelle cantine delle abitazioni.
In pochi secondi, il cielo sopra Delia e i centri limitrofi si riempie di sagome metalliche a bassa quota. I cacciabombardieri picchiano sulle strade rotabili per interrompere le linee di rifornimento dell'Asse. Il rumore dei cannoncini da 20 mm e lo scoppio delle bombe a frammentazione scuotono le colline. Polvere, urla e fumo nero avvolgono i casolari. Quando gli aerei si allontanano, rimangono rottami in fiamme lungo le vie di campagna e la certezza che il vecchio mondo si sta disgregando.
Entro la metà di agosto del 1943, l'intera Sicilia fu sotto il controllo alleato. Per centri come Delia e per l'intera popolazione siciliana, l'8 agosto rappresentò il passaggio stretto tra il terrore della distruzione dal cielo e l'inizio di una difficile ricostruzione morale e materiale, segnando il primo vero passo verso la fine della guerra sul territorio italiano.
Ecco la ricostruzione storica e drammatica degli eventi dell'8 agosto 1943 a Delia, basata sui documenti e sulle testimonianze raccolte nel libro Figli di Delia di Giuseppe Borzellino.
Il Sacrificio dell'Aviere Pietro Lauriola e dell'equipaggio
Nella notte tra l'8 e il 9 agosto 1943, mentre la Sicilia era dilaniata dagli eventi della Seconda guerra mondiale, un drammatico evento segnò i cieli di Delia. Un aereo militare italiano, un Cant Z.1007 bis "Alcione" appartenente alla 191ª Squadriglia, 86° Gruppo, 35° Stormo Bombardamento Terrestre, precipitò sul territorio del comune siciliano.
A bordo del velivolo si trovava l'equipaggio composto da:
Sergente Maggiore Pilota Angelo Limonta (capo equipaggio e sopravvissuto)
Sergente Maggiore Pilota Castiro Bonacorsi (decorato con Medaglia di Bronzo e Croce di Guerra al Valor Militare)
Aviere Scelto Motorista Pietro Lauriola (fratello di Pasquale, mio padre)
Aviere Scelto Motorista Cesare Marsili (decorato con due Croci di Guerra al Valor Militare)
Aviere Scelto Armiere Gaetano Boccuzzi
Aviere Scelto Marconista Orazio Esposito
Tranne il pilota Angelo Limonta, che sopravvisse alla cattura, tutti gli altri membri dell'equipaggio persero tragicamente la vita.
Nei documenti storici raccolti nel libro, in particolare nella dichiarazione rilasciata dal superstite Sergente Maggiore Pilota Angelo Limonta il 4 novembre 1946, viene riportato che i cinque compagni decedettero a causa delle «contusioni riportate nel prendere terra a causa del luogo inadatto e per il forte vento che quella notte soffiava».
Tuttavia, i registri degli atti di morte (come quelli relativi all'aviere Orazio Esposito e al sergente Castiro Bonacorsi) specificano che i militari perirono in seguito a combattimento aereo. Nello scenario di guerra del 1943, i cieli italiani erano completamente dominati dai caccia alleati (RAF e USAAF), e i bombardieri notturni italiani operavano in condizioni di estremo pericolo, braccati dai caccia notturni nemici o esposti alla contraerea pesante e alle difficili condizioni di volo.
A Delia e nelle zone circostanti erano presenti truppe tedesche in ritirata (come documentato dalla presenza di soldati tedeschi caduti a Delia proprio in quei giorni di luglio-agosto 1943) e reparti americani (come testimoniato dalla caduta del cacciabombardiere statunitense A-36 Apache del Lt. Theodore Thompson un mese prima, il 10 luglio). Il fuoco che danneggiò l'aereo o costrinse l'equipaggio a un atterraggio disperato in un "luogo inadatto" nel cuore della notte fu inevitabilmente legato alla reazione dello spazio aereo controllato o contrastato dalle forze nemiche in un'isola ormai perduta e fortemente militarizzata.
Le salme dei giovani aviatori furono sepolte con rapidità nel cimitero di Delia per ordine del Comando Americano sopraggiunto subito dopo la cattura del pilota sopravvissuto. Il sacrificio dell'aviere Pietro Lauriola e dei suoi commilitoni rimane così scolpito nella memoria storica della comunità deliana e dei registri di guerra.
Un immenso grazie a Giuseppe Borzellino e a Gianfilippo Bancheri.
Giuseppe continua ad onorare la memoria di mio zio Pietro, curandone la tomba e rinnovando i fasti con il tricolore, a Gianfilippo, sindaco di Delia (CL), per la sua sensibilità e per il cippo commemorativo fatto erigere nel cimitero del paese.
Giuseppe ha ricostruito con grande professionalità e spirito di dedizione i momenti più significativi della tragica vicenda di guerra che ha interessato la mia famiglia e grazie anche ad uno straordinario documento emerso nelle sue ricerche ha finalmente fornito delle risposte certe ai tanti interrogativi.
Nessuno prima di oggi era a conoscenza del numero preciso e dell’identità dei componenti l’equipaggio dell’aereo.

Da una parte c'è il cippo dell'aviere Pietro Lauriola, caduto nei cieli di Delia nell'agosto del 1943 con i suoi compagni; dall'altra, poco più a destra, la memoria del tenente pilota statunitense Theodore Jay Thompson, precipitato nella stessa terra di Sicilia.
La guerra li aveva resi nemici su fronti opposti, spinti a combattersi nei cieli infuocati del 1943. Ma il destino, implacabile e livellatore, li ha fatti riposare vicini, accomunati dallo stesso tragico destino di giovani vite spezzate prematuramente. Oggi, quel lembo di terra nel cimitero di Delia, con le due bandiere fianco a fianco, si trasforma nel più alto e silenzioso monumento alla pacificazione: dove le armi tacciono per sempre, resta solo il rispetto pietoso per ogni vita perduta.
Appello: desidero entrare in contatto con i familiari degli altri aviatori/militari che componevano l’equipaggio di quel volo.
Ricomporre i fili delle loro storie, condividere ricordi, documenti o anche solo un momento di memoria comune sarebbe un gesto di profondo rispetto verso il loro sacrificio e verso il legame indissolubile che unisce le nostre famiglie.
Se sei un parente, un discendente, o se disponi di notizie, documenti o testimonianze relative all'equipaggio caduto in quella specifica missione il 9 agosto 1943 a Delia, ti chiedo cortesemente di contattarmi. Grazie.






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