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NOI SIAMO GARGANICI? O siamo solo i burattini di altri?

di Gaetano Berthoud


Ricordo bene il giorno che feci questa riflessione.

Gennaio 2017. Avvenne proprio a Vico del Gargano, nella sala consilare del Comune. All’inizio di quel mese era di attualità la ormai certa riconferma dell’allora Presidente del Parco Nazionale del Gargano, Avv. Stefano Pecorella. Non ero favorevole per una serie di ragioni, non ultima gli scarsi risultati riscontrati durante il suo mandato.

Scrissi un post su Facebook dove evidenziavo la parola “Gargano” percepita più come concetto di fantasia e soprattutto di marketing da parte di molte aziende che non come un reale ente locale.

Sottolineai che avremmo meritato un Presidente più presente e attivo, capace di dare il giusto slancio al territorio. Il successo di quel mio intervento mi indusse a lanciare una petizione che in sintesi chiedeva l’esclusione della sua candidatura a vantaggio di qualche figura più legata e radicata sul Gargano.

Non avrei gradito l’ennesima carica «calata» dalle federazioni foggiane e baresi, utile nella scacchiera delle loro distribuzioni di poltrone, senza alcuna considerazione reale per la crescita di un territorio come il nostro.

La petizione ebbe un riscontro positivo, senza dimenticare che molti politici di altre parrocchie ci saltarono sopra per spingere Pecorella verso il burrone.

Alla fine fu una vittoria a metà, infatti lui tornò a casa, ma dopo false illusioni con incontri continui tra la comunità dei sindaci del Gargano, vinse nuovamente la scelta fatta “dall’alto”, con la nomina del prof. Pazienza.

E’ bastato un semplice cittadino, per innescare un sentimento comune tanto da costringere la politica ad una decisione non scontata.

Dopo la petizione, altri ragazzi del Gargano, molto più giovani di me, mi contattarono per organizzare un incontro su questo argomento: esattamente a gennaio del 2017, proprio a Vico del Gargano.

Era presente anche l’avv. Pecorella, oltre a diversi sindaci del Gargano, associazioni e gente comune. Assenti le associazioni ambientaliste. Non è dato sapere il perché, e non solo in quella occasione, ma da tutta quella discussione, quando le sorti di una presidenza avrebbe interessato soprattutto l’aspetto ambientale.

Comunque, come dice Lucarelli ”Lasciamoli lì e andiamo avanti”. In quell’evento di analisi e confronto i giovani garganici diedero la parola non solo a Pecorella per la sua inutile difesa di ufficio, ma anche a Francesco Tavaglione e al sindaco di Vico, Michele Sementino, piuttosto in imbarazzo quando gli domandarono cosa ne pensasse. Ricordo che tentennò non poco e alla fine provò una strada di mezzo con un “..mmh dai… a me Pecorella non dispiace”.

Nel luglio del 2021 Vico del Gargano fu teatro di un incendio spaventoso.

Ricordate? Ero a Vico e ed ho vissuto quelle ore drammatiche con timore e preoccupazione.

Il giorno dopo Michele Sementino dichiarò che era stanco, che non aveva ottenuto le giuste attenzioni dagli enti preposti alla cura e tutela del nostro verde. Ebbe un gran colpo di orgoglio, lui che solitamente si è sempre distinto per sobrietà.

Il Gargano continua ad essere vittima dei «giochini» della politica centrale e qualsiasi sindaco del Gargano deve un po’ attenersi agli ordini che gli arrivano dall’alto.

Non siamo liberi di dire e fare e non lo siamo mai stati.

Anche quando abbiamo avuto esponenti in giunta provinciale, capitava che mi dicevano… “non posso dire così che quelli mi sbattono fuori”.

Questo perché non abbiamo molti voti e soprattutto siamo slegati tra noi. Le parole verso Sementino non vogliono essere una critica ma solo un esempio di dinamiche che accadono. Lui fu “Un vero garganico” quando si svegliò quel “day after" di Luglio con il suo paese fumante, ma non lo fu quando sul tavolo c’era da decidere chi sostenere al Parco. In quel caso doveva e poteva sostenere solo chi gli era stato indicato?

Al momento avvertiamo da più parti la forte presenza di un politico, il vice presidente della Regione, Raffaele Piemontese, uno dei pochi in grado di unire e dividere le forze in campo e di dare slancio o meno al Gargano quasi come fece Mosè con le acque del mare.

E’ davvero questo che si vuole?

Vogliamo continuare ad essere un'etichetta che fa marketing?

Un logo sui furgoni che vendono biglietti turistici, mozzarelle, bottiglie di olio, pacchi di pasta e birre artigianali?

Oppure essere quello che non siamo mai stati? Garganici uniti dai nostri bisogni e per un interesse comune a tutti e diventare «compari» solo con chi condivide i nostri obiettivi e vuole davvero bene al Gargano.

Che venga da destra, sinistra o dal centro non importa: l’importante è che non vengano più dall’alto.

E' arrivato il momento di fare delle scelte.

Vogliamo continuare a delegare chi sceglie di occuparsi di Gargano per poi creare guerre fratricide tra noi, tra i nostri sindaci, continuando con questo corto circuito autolesionante e divisorio?

Vogliamo far eleggere i soliti noti nelle varie consultazioni per farci dire durante i convegni che forse la colpa è anche un po' nostra? Continuare ad avere servizi sanitari scadenti per un territorio isolato come il nostro e del tutto inadeguati per una delle mete turistiche più gettonate d’Italia?

Continuare a discutere di ferrovie, di trasporti, di porti, di aeroporti, di parcheggi, di ciclabili, di zone pedonali, di verde pubblico, di mancato sviluppo, di caro prezzi, come chiacchiere di fine stagione?

E' questa la terra che doveva rappresentare la riscossa per intere generazioni?

I nostri figli probabilmente non vivranno sul Gargano e forse faranno fatica anche altrove, ma certamente non possiamo dire che si è fatto di tutto per scongiurare questo terribile fenomeno.

Tutte queste domande, queste problematiche, questioni vecchie di secoli, non sempre ci consentono la giusta visione d’insieme e ottimistica del Gargano.

Ma non bisogna mollare e sinceramente penso che probabilmente l'unica strada da percorrere è quella politica, questa volta però, costruita e pensata tutta da noi.

Noi chi?

Chiunque abbia a cuore il territorio e voglia sentirsi protagonista del presente e del futuro prossimo, non più come spettatore ma come attore principale.

Forse potremmo scrivere una nuova storia....



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