Epidemie ieri e oggi, scienza e Fede – la Quarta apparizione di S. Michele Arcangelo-


Epidemie ieri e oggi, scienza e Fede – la Quarta apparizione di S. Michele Arcangelo-

L’epidemia che imperversa nel mondo in queste settimane, preoccupa cittadini e governi per gli effetti della salute pubblica e i riverberi che questa porta nelle relazioni internazionali e nell’economia. La situazione, che si presenta, oggi ai nostri occhi, nella sostanza non ha nulla di diverso di quanto vi è verificato in occasione di tante precedenti epidemie, ritenute un flagello, in particolare per la povera gente. Le prescrizioni suggerite (igiene, limitazione dei contatti fra persone ) e i divieti imposti ( nel commercio e negli spostamenti da un luogo all’altro) per evitare il diffondersi del contagio sono mutate solamente nella forma e per la dimensione spaziale.

La storia è costellata di anni nefasti in cui il morbo contagioso comunemente denominato “peste” ha fatto stragi nelle popolazioni, in particolare fra quelle di più umile stato sociale, dove le condizioni di vita dal punto di vista alimentare e igienico sanitario era assai carenti.

Gli archivi attraverso le carte, conservano e svelano, più dei libri di storia, finestre attraverso le quali penetrare la viva realtà per certi versi, negli effetti provocati molto simile alle nostre attuali circostanze. Nelle relazioni della Nunziatura Apostolica di Napoli*, inviate alla Segreteria di Stato della Santa Sede, fra i maggio 1656 e marzo 1657 è raccontata con dovizia di particolari la peste che imperversava nel regno di Napoli in quel periodo. L’accidente si rintraccia, il 2 maggio, nell’arrivo di una barca carica di grani caricati a Cagliari, che aveva fatto sosta a Civitavecchia ove era stata tenuta in quarantena “fede manoscritta sotto l’istissa data d’haverni fatta 25 giorni di purga, la quale non era stata appresa sufficienza in questi tempi così pericolosi per la stagione, massima per venire/f. 267v da parte tanto infetta dal Contagio;” e il 13 dello stesso mese il nunzio scrive “Da questi Deputati sopra la Sanità ho saputo, che nella Città di Caglieri hora il mal contagioso si facci sentire gagliardamente con mortalità grandissima”. Possiamo dire che il paziente zero era stato qui individuato.

Osserviamo come si sono mosse le autorità governative e sanitarie sul problema, che stava per nascere. Sui sospetti che il contagio potesse diffondersi il Vicerè autorità politica e il Protomedico autorità sanitaria (riunito il collegio dei medici), asseriscono “il male non sia pestilenziale, ma febbre maligna cagionata dall’haver mangiato cibi cattivi, e dal mal governo in curarsi” quali i provvedimenti adottati “Si è stabilito che i poveri siano portati in un particolare Hospidale per fargli ben curare e si è dato ordine che certi salami di mala qualità che hoggi si vendevano a vil prezzo, come baccalà, sarache e simili si abbrucino e buttino a mare….. segretezza grandissima, e già ho saputo esser stati fatti rimproveri gagliardi à Medici, che con occasione di curar simili infermi hanno detto liberamente, il senso loro”. Nei giorni successivi si legge “perché i Ministri Regii usano ogni artificio perché non si penetri il vero”. La prima preoccupazione è quella di evitare il diffondersi del panico fra la popolazione; queste prime misure adottare “sono usciti ancora ordini rigorosi perché ognuno tengha purgata netta e polite le strade e vicoli massime né quartieri sospetti d’ogni imondezza …questa sera in tutti li quartieri quantità di botti per guadagnar haria e si proseguirà per otto giorni dalli Tavernari et altri à quali n’è stato dato l’ordine dall’eletto del Popolo” ma ben presto le accortezze impiegate si rivelarono insufficienti.

Sotto il profilo sanitario erano i Lazzaretti e la calce viva, gli antesignani dei reparti dello Spallanzani e di moderni prodotti disinfettanti ad essere in uso; in assenza di vaccini si fa ricorso alle pratiche già sperimentate e riportate in trattati medici dell’epoca. Il susseguirsi di provvedimenti emanati in materia, sanitaria, di commercio, i divieti di spostarsi da un luogo all’altro e la previsione di pene sull’inosservanza delle leggi si rivelarono di scarsa efficaci.

La peste si diffuse in tutto il regno di Napoli e non solo, continuando a mietere vittime a migliaia in tutti gli strati sociali come si legge l’8 luglio “Il mal contagioso che sin’hora ha sfogato contro la gente minuta facendone quella strage ch’inorridisce li cuori intrepidi, hoggi si fa sentire sopra le persone civili, e facultose e quelli che credevano d’haver presidiato le lor sicurezze nelli giardini più reconditi difesi dalla salubrità dell’aria in ordine … e ben provvisti de viveri e d’ogni altra cosa necessaria per non avere communicatione anco col pensiero con la Città, non sono esenti dalla sorte di tal morbo”.

La Puglia ad eccezione della terra d’Otranto fu anch’essa devastata dalla diffusione del contagio della peste non risparmiando la nostra terra di Capitanata; dove il morbo trovo particolare accanimento fu nella città di Foggia e da questo luogo si propagò per altri paesi.

Un fatto straordinario comunque avvenne in quelle tragiche circostanze, non per opera dell’uomo ma, per grazia Divina. L’evento prodigioso ebbe luogo a Monte Sant’Angelo come riporta l’Arcivescovo Mons. Alfonso Puccinelli nella Lettera Pastorale del 3 ottobre 1656 e in quanto si ritrova nelle sue lettere e corrispondenze della Nunziatura

L’Arcivescovo nella lunga Lettera Pastorale, nel narrare i fatti accaduti riporta “Da questa sacrosanta Spelonca s’è havuto un lume, che hà del soprannaturale peroche queste Pietre della Grotta, che già fu consacrata dall’istesso Mons. Arcivescovo e però havuti sempre in gran venerazione della Cristianità, e portati alli Peregrini alle Case loro, come le Reliquie benedette ora all’Altare dove l’Archangelo lasciò le sue vestigia de Piedi in forma humana, con una benedizione contro la peste, cavata dal Sacerdotale Romano, segnate M+H, e poste sopra le porte delle case difenderanno dall’Angelo percutiente”.

Della sua Diocesi egli riferisce “Questo posso ben dire accertatamente che questa montagna tutta di S. Angelo consistente in molte Terre e la maggior parte della mia diocesi, si sono così accertate con la fede nella intercessione di questo Principe delli Angeli, che non si può rappresentare con quanta pace vivono, et havendo veduto fin ora sette, o 8 casi terribili di gente appestata fuggita da diversi luoghi, venuta in questa montagna, guariti con queste S. Pietre, e quello che importa non attaccatosi il contagio ad alcuno fra infiniti pericoli, e con la comunicatione con appestati per esser il male da ogni parte”.

L’intervento Divino a favore della popolazione della sua Diocesi lo si può cogliere quando riporta “nel punto di aprir la bocca per il premeditato ragionamento sentii un moto interno non so dire se voce o tuono che mi disse così. Prendi le Pietre di questa Grotta segnale con sopra la + benedicile all’Altare dispensale, che ponendosi sopra le porte delle case difenderanno dalla peste e predica il caso delli israelitici del sangue dell’Agnello. Dissi tutto senza haver premeditato cosa simile, a persone religiose fu osservato che nel dire lo Spirito non era mio però il discorsolo portai senza toccar, come dicevo questo dicendo solo ad alta voce fede fede e tanta basta” e ancora quand’egli sottolinea sul particolare intervento Divino “una delle maggior meraviglie che ci posse occorrere della Protezione di questo Gloriosissimo Principe degli Angeli, che hà voluto anco farci conoscere che questa Città e Montagna tutta per diligenze humane non poteva salvarsi”.

Dalla protezione dell’Arcangelo Michele, ne furono toccati, con grande beneficio di salvezza dal morbo della peste, tutti coloro i quali di affidarono con fede alla sua protezione; nelle corrispondenze della Nunziatura il presule scrive “fuora le grazie che si ricevono e vengono da molti luoghi per la devozione di queste S. Pietre, et a molti et anco Prelati, che hanno desiderato di saper quello occorre, ho replicato che si confidi nella intercessione di questo Principe degli Angeli per placar l’ira di Dio per i peccati nostri” le guarigioni dal morbo si ebbero in diverse città come San Paolo Civitate e Canosa “contro la peste sono stati invitati i fedeli a munirsi colle pietre del luogo medesimo, in virtù delle quali si dice esser stati illesi, e particolarmente la Terra di S. Paolo ivi vicina, che già era tutta infetta, implorando l’assistenza tutelare di detto Principe degli Angeli, si sente che né fu gratiata e restò libera totalmente dal male … dalla Potentissima Protettione di cotesto Gloriosissimo Principe già se ne veddero miracolosi effetti; perche il Contagio dopo pochissimi giorni cessò di attaccarse a nove Case, et restringendose nell’infette, ancor in breve tempo si è smorzato affatto di modo che questa Città[Canosa] gode la sua pristina Salute, con pericolo solamente da 130 persone in circa. Riconosce tutta questa Città questa Grazia dalla Divina Maesta dalla nova Protettione di cotesto Gloriosissimo Principe, et dall’antica Padronanza del nostro Glorioso S. Sabino Vescovo di questa Città”.

In Napoli e in molte altre città del regno la guarigione dalla peste fu attribuita all’intercvessione di San Francesco Saverio e il contagio inizio a daminuire se non a cessare a partire dal giorno della SS. Concezione” Il contagio per il Regno seguita né i scritti luoghi della Prov.a di Puglia e d’Abruzzo, dove non potendo l’humana diligenza donar rimedio di veruna sorte per liberarsene, hanno risolto quei Popoli ad imitazione di Napoli, votarsi a San Francesco Xaverio, sperando medinate il Patrocinio di si miracoloso Santo, riportare la sospirata gratia “.

In quell’anno i morti furono decine di migliaia, le circostanze furono drammatiche, i provvedimenti di carattere politico, sanitario, di ordine pubblico e gli espedienti più stravaganti, smerciati come toccasana per una guarigione, non procurarono effetti immediati o il cessare della peste. Le conseguenze di quell’anno nefasto furono devastanti.

Nel buio più profondo di quel periodo storico non venne meno devozione e la fede profonda verso Dio e i suoi santi ai quali la popolazione volse lo sguardo per implorare la salvezza come nel miracolo a Monte Sant’Angelo ad opera dell’Arcangelo Michele o mediante l’intercessione di sa Francesco Saverio.

Sorge potente la domanda, ma noi oggi uomini del ventunesimo secolo, collocati in un mondo della scienza, della tecnologia e della comunicazione siamo diventati incapaci di volgere il nostro sguardo e la nostra preghiera con fede e chiedere il miracolo?

*A.A.V. Segreteria di Stato Napoli

Nicola Parisi


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