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ARABAT: STORIA DI UN MIRACOLO PUGLIESE

IL CAMMINO DELLA STARTUP DAL SOGNO ALLA RIBALTA NAZIONALE

Era il 22 febbraio 2022 quando i giovanissimi Raffaele Nacchiero, Vincenzo Scarano, Giovanni Miccolis, Leonardo Renna e Leonardo Binetti si riunirono in uno studio notarile nel centro foggiano per dare vita ad AraBat, startup innovativa con cinquecento euro di capitale sociale e il sogno di cambiare il mondo.

Tutti rigorosamente pugliesi: il CEO Nacchiero di Foggia, ingegnere gestionale, dottorando di ricerca presso il Politecnico di Bari e artista, è “un poeta che si presta a fare business, e anche altro” come piace definirsi; il CMO Scarano, anche lui di Foggia, è un aziendalista ed esperto di digital marketing, amante della Juventus, di Messi e di qualsiasi cosa che abbia a che fare con la salvaguardia ambientale; il CFO Renna di Fasano, il più saggio del team, è un aziendalista ed esperto di contabilità, animato da una sorta di riscatto per sé e per la sua storia intrisa di sacrifici e sogni ambiziosi da realizzare; il CTO Miccolis di Noci, anche lui ingegnere gestionale, è quello razionale e realista del team che sogna da sempre di diventare un imprenditore; il CInO Binetti di Vico del Gargano, ingegnere dei materiali con un dottorato di ricerca conseguito presso la Edinburgh Napier University in Scozia, è lo scienziato del team nonché “cervello di ritorno” (e non più in fuga!) verso il proprio territorio.

La storia inizia così: grazie ai canali diretti di Associazione NemicoRe e del Gruppo A.FO.RI.S., i cinque ragazzi raccontano al professore Matteo Francavilla dell’Università di Foggia la propria intuizione tecnologica: riciclare le batterie al litio esauste di autovetture e dispositivi elettronici attraverso residui vegetali e scarti agrumari, come le bucce delle arance.

In breve: conferire una dimensione biologica alla transizione elettrica e risolvere molteplici problemi, quello delle batterie e dei metalli preziosi, ma anche quello legato al riutilizzo di scarti locali, per esempio le arance del Gargano, caratterizzate da problemi di commercializzazione. Francavilla ne vede il genio e, visionario tanto quanto i ragazzi, decide di supportarli e di accompagnarli nel processo di validazione scientifica attraverso lo STAR Facility Centre, hub tecnologico dell’Università di Foggia, che lui stesso coordina. AraBat e l’università siglano un contratto di ricerca e quindi una partnership

scientifica che porterà - nel giro di diversi mesi - non solo a validare l’intuizione dei ragazzi, ma a costruire una tecnologia innovativa e totalmente sostenibile di idrometallurgia verde con risultati eccellenti e forse inaspettati. La startup intanto vince l’avviso pubblico

“Estrazione dei Talenti” di ARTI Puglia con il quale affronta un lungo percorso di incubazione e accompagnamento imprenditoriale che porterà a costruire il progetto di impresa effettivo per la startup.

AraBat però non vive giorni felici: mentre il percorso di ricerca proseguiva con i propri tempi in laboratorio, i ragazzi cominciavano a guardarsi attorno per tentare di intercettare possibili partner industriali che potessero supportare la crescita della startup. Gelo, indifferenza, scetticismo: nessuna azienda italiana, locale o del Nord, era disposta a investire o quantomeno a collaborare con AraBat, per via di “un progetto imprenditoriale e tecnologico eccessivamente folle e rischioso intrapreso da cinque semplici amici al bar”. Afflitto da

questa situazione, Nacchiero – scavando nella sua natura di Gen Z – tenta il tutto per tutto con i social media: LinkedIn. Ed ecco la scintilla: un’azienda canadese risponde con interesse alla richiesta della startup e, nel giro di poche settimane, il suo CEO si ritrovava presso il celebre ristorante foggiano “Ambasciata Orsarese” a parlare di business con i ragazzi di AraBat. Da quell’incontro escono fuori nuove idee e potenziali sinergie che confluiscono in un protocollo di intesa per una partnership internazionale per supportare lo scale-up di AraBat e la realizzazione futura di un impianto industriale proprio in Puglia. Ma al team di AraBat questo primo successo non basta e, puntando tutto sul dimensionamento economico-finanziario del proprio progetto e sull’arte della comunicazione e del pitch, raggiungono in poco tempo le finali delle più prestigiose competizioni nazionali di startup riuscendo a vincerle: Apulian Sustainable Innovation Award, Digithon (Gino di Pace), Smart Agrifood Summit Malaga, ENI Joule for Entrepreneurship (conferito direttamente dal Presidente della Repubblica Italiana

Sergio Mattarella), Start Cup Puglia 2022, Bocconi B4i Pre-Acceleration Program, Premio Speciale Franco Cuomo International Award, Premio Nazionale dell'Innovazione 2022 (Sez. Cleantech & Energy), Premio CambiaMenti (Menzione per Sostenibilità Ambientale). AraBat

diviene così la startup più premiata di Italia, riuscendo a catturare l’attenzione dei più grandi fondi di investimento del Paese.

Con uno di questi, poi, la startup decide di trovare un trait d’union che permetterà a essa stessa di chiudere il primo round finanziario e di strutturarsi nel migliore dei modi per affrontare ciò che di bello e difficile il prossimo anno riserverà: la realizzazione dei test di impianto pilota in Canada; i primi bandi per incentivi pubblici; percorsi di accelerazione e cooperazione con grandi società industriali e ancora altro.

Comunque andrà a finire, questa storia è una storia di successo che può insegnare molte cose belle. Che veramente si può partire da (sotto)zero – se si ha fame, fuoco e una visione da perseguire – per fare impresa nonostante tutte le difficoltà burocratiche ed economiche;

che la Puglia e più in generale il Mezzogiorno di Italia possono ancora e sempre dire la propria in termini di innovazione, industria e business con quella creatività e quella empatia che ci invidiano da tutto il mondo; che anche un territorio complicato e fin troppo

dimenticato come la città di Foggia e la sua provincia possono generare storie controcorrenti, ambiziose, internazionali, “da Silicon Valley”; che la sostenibilità e l’economia circolare sono e devono essere i driver del nostro futuro.






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