Covid-19: a rischio la cura delle malattie croniche, ma anche la ripresa economica

Se la statistica non è un’opinione, in rapporto alla popolazione residente la Capitanata continua a rimanere la provincia pugliese più a rischio contagio, nonostante le dichiarazioni del prof. Lopalco e del dott. Montanaro. Ai quali, se fosse possibile, vorremmo chiedere quando il sistema sanitario pugliese, non solo gli ospedali No Covid-19 ma anche i poliambulatori specialistici dei distretti, potranno tornare alle loro piene e tradizionali funzioni di terapia e cura. In queste settimane tanti, troppi pazienti affetti da malattie croniche come quelle cardiovascolari o metaboliche sono stati lasciati soli con le loro famiglie. E parliamo anche di cittadini in età di lavoro. Una situazione che non potrà durare a lungo e che, se non vi fossero altre mille ragioni, basterebbe da sola ad imporre la massima accelerata della messa in sicurezza dell’intero sistema sanitario regionale, a partire dai controlli a tappeto, e ripetuti, a tutti gli operatori sanitari. Ci si avvicina a tappe forzate all’avvio della fase 2. Nel corso della quale, ci dicono, dovremo convivere con il virus, o quel che ne resterà. A meno, prima o poi, di un ritorno dell’infezione. Nella non facile ma inevitabile prospettiva…è troppo chiedere ai vertici regionali una parola chiara e definitiva su più tamponi sì, più tamponi no? È troppo chiedere che la medicina territoriale sia messa in condizione di funzionare? È troppo chiedere quando, per davvero, saranno attivate ufficialmente le Unità speciali di medici di continuità assistenziale (USCA)? Ancora. Fase 2 significa riprogrammazione dell’attività d’impresa e occupazionale, di cui agricoltura e agroindustria in provincia di Foggia sono tanta parte. Sappiamo che cosa ha in programma il Governo Nazionale e il Ministro Teresa Bellanova, anche per affrontare i gravi problemi della carenza di operai agricoli. Sappiamo che la Commissione Europea ha dato il via libera agli aiuti di Stato alle imprese italiane del settore agricolo, della pesca e della trasformazione. Non sappiamo ancora che cosa intende fare la Regione Puglia, soprattutto nel caso in cui, incrociamo le dita, la ripartenza economica dovesse subire un rallentamento dal perdurare dell’epidemia. L’intera filiera del comparto agricolo è sfibrata. Reggerebbe, soprattutto la piccola impresa, all’esigenza di un ulteriore sforzo economico? Per questo, fin d’ora, riteniamo che la Regione debba programmare una serie di interventi economici a “fondo perduto”, anche a titolo di incentivi necessari per garantire l’assunzione regolare degli operai agricoli, magari prendendo a riferimento le “liste di prenotazione” e i “bonus economici” già sperimentati nella precedente esperienza di governo regionale con buoni risultati, soprattutto in favore del ritorno al lavoro agricolo di tanti lavoratori pugliesi.

Elena Gentile


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