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Due vichesi in guerra e le orecchiette desiderate!

La Germania nazionalsocialista e l’Italia fascista erano alleate all’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo l’8 settembre 1943, l’Italia abbandonò l’alleanza e la Wehrmacht prese come prigionieri i soldati e gli ufficiali italiani.

Furono centinaia di migliaia i militari in divisa deportati e dichiarati «internati militari» e molti di loro impiegati nell’industria bellica.

La cattura, la deportazione, il lavoro nei campi di concentramento, la fine della guerra e la memoria appartengono ad ognuno di noi, oltre che alla storia.

Primavera del 1944: un Appuntato dei Carabiniere, Giuseppe De Carolis e un soldato dell’Esercito, Nicola Gentile, entrambi vichesi, si incontrano su un treno in direzione Berlino, provenienti dalla Grecia.

Due paesani, ormai prigionieri dei tedeschi, accomunati dalla stessa condizione, in una città lontana dalla loro Puglia e da quel ridente paese di collina che aveva dato loro i natali.

Ironia della sorte, si ritrovano sullo stesso convoglio in un momento di grande sofferenza.

La guerra è anche separazione, lontananza, speranza.

Incontro il figlio Giuseppe, per gli amici Pinuccio, che con un pizzico di commozione mi ricorda uno dei momenti più ironici, seppur nella drammaticità della guerra.

«Mio padre Nicola e il suo compaesano Giuseppe dormivano da prigionieri nella stessa cella. Di giorno, scortati dalle SS, lavoravano nei posti più impensabili. Come addetti alle pulizie del cortile, riparatori e manutentori dopo i bombardamenti, insomma tuttofare. Una mattina furono scortati dalle loro guardie e accompagnati a svuotare dei locali. Durante i lavori, con loro somma sorpresa, notarono in una credenza due sacchi con all’interno un prodotto di colore chiaro, quasi bianco».

Il racconto di Pinuccio viene interrotto da un sorriso.

«Senza batter ciglio, i due alla fine della giornata di lavoro nascondono i sacchetti nei loro abbondanti vestiti, pregustandone il contenuto».

«Nicò, disse Giuseppe al suo compagno di prigionia, stasera se tutto va bene ci facciamo due «strascinati» alla paesana, forte anche della sua passata esperienza». (E’ stato proprietario di un mulino).

Dunque i due amici si chiudono (si fa per dire) nella loro cella e iniziano i preparativi.

«Forza Nicò dammi una mano ad impastare. Va bene Giuseppe. Acqua e ancora acqua e Nicola che versava il contenuto dei sacchi. Impasta e impasta non si riusciva ad ottenere una massa decente. Si asciugava all’istante».

A questo punto la domanda nacque spontanea.

«Ma che farina è questa? disse Nicola a Giuseppe.»

«Ma quale farina, rispose Giuseppe, questo è gesso

Frantumati i sogni di cucina vichese, con le orecchiette già fumanti immaginate sulla tavola, i due sfortunati militari, si abbracciarono e si consolarono a vicenda: «Vuol dire che quando ritorneremo a Vico le mangeremo con più gusto e con un buon bicchiere di rosso del Vasto!»

La guerra può imprigionare i corpi ma non può tenere incatenati i sogni!


Michele Lauriola



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