Garganici Illustri – Mons. Gio. Angelo de Ciocchis Arcivescovo di Brindisi


Giovanni Angelo de Ciocchis nasce a Vico del Gargano il 12 settembre 1705, da una delle primarie famiglie di Vico del Gargano; dai coniugi Dott. Don Donato de Ciocchis e D.na Angela Maria de Matteis, fu battezzato nella Chiesa Madre e gli furono posti i nomi Giovanni Angelo, Domenico, Antonio, Niccolò, Matteo. Ricevuto i primi apprendimenti nella nativa patria, frequentò il seminario diocesano di Manfredonia, dove ricevette gli ordini minori; fu ordinato sacerdote in Monte Sant’Angelo il 18 settembre 1728 dall’Arcivescovo Marco Antonio de Marco.

Consegue il dottorato in Teologia e successivamente quello in utroque jure (diritto civile e canonico) presso l’università di Macerata il 28 marzo 1733. Sono questi gli anni in cui egli inizia a maturare esperienze importanti, presso la Diocesi di Taranto chiamato da mons. Celestino Galiani, ricoprì l’incarico di Vicario Generale di mons. Casimiro Rossi, che lo porterà con sé presso la Diocesi di Salerno come suo Vicario.

Mentre si trovava in quel di Salerno, nell’aprile del 1741, il re Carlo III di Borbone gli affido il mandato di Visitatore Generale delle Chiese, Badie e benefici di Regal Patronato per la Sicilia. Egli portò a termine l’incarico visitando tutta l’isola negli anni 1741 – 1744, provvedendo alla stesura degli atti, lavoro ultimato nel 1748.

Per la traslazione di mons. Antonino Sersale alla Diocesi tarantina, nel dicembre 1750 re Carlo, lo propose alla Santa Sede come Arcivescovo di Brindisi, acconsentita dal Pontefice Benedetto XIV, fu consacrato a Roma Arcivescovo di Brindisi l’1 di febbraio 1751. Prese possesso della sua Chiesa il 18 di aprile dell’anno medesimo, per mezzo dell’arcidiacono Carlo Arrisi suo procuratore. Fece il suo ingresso nella Diocesi il 6 gennaio 1752, solennizzato poi il 30 aprile dello stesso anno. Il 25 di marzo del 1752 ebbe egli il piacere di accogliere nella città di Brindisi i Padri della Compagnia di Gesù, a seguito di una fondazione del marchese Falces. In questa solenne circostanza egli, seduto sul trono eretto, per l’occasione, sulla pubblica piazza, recitò un’elegantissima orazione latina in lode della Compagnia dal titolo In solemni, auspicatoque inclytae Societatis Jesu Brundusium adventu VII Kal. aprilis MDCCLII» Archiepiscopi Brundusinorum allocutio pro rostris habita.

Per ragione di salute nel 1754 chiede ed ottiene la dispensa dalla residenza, portandosi in Napoli per le necessarie cure mediche. Nel 1755 porta a compimento la Visita ad Limina nella Diocesi.

A causa dell’insalubrità dei luoghi le sue condizioni di salute si aggravano ulteriormente fino al punto che un’emplagia sopravvenuta dell’aprile del 1758 gli provoca l’inabilitazione del lato sinistro del corpo. A dicembre dello stesso anno egli formalizza, le procedure per rassegnare per mezzo del suo procuratore le dimissioni dall’incarico di Arcivescovo della Chiesa di Brindisi.

Da poco il re Carlo III gli aveva concesso, con dispaccio regio, una rendita sulla mensa arcivescovile di Catania, di 2000 ducati, che gli consentiva di vivere nella capitale del regno, Napoli, dove si spense il 28 aprile 1762.

L’attività del de Ciocchis si sviluppa essenzialmente su tre linee guida, quella teologica e pastorale, quella degli studi giuridici e quella legata agli studi classici e di antichità.

Dell’opera di sacerdote prima e di pastore della Diocesi di Brindisi si ha notizia attraverso le fonti archivistiche (Archivio Apostolico Vaticano, Archivio di Stato di Napoli, Archivio Diocesano di Brindisi), dove ritroviamo ripetute attribuzioni di zelo, rettitudine e integrità morale; in una lettera autografa, egli stesso afferma volontà di poter essere restituito agli ecclesiastici studi.

Come giurista, dopo la laurea conseguita a Macerata, mons. Gio: Angelo de Ciocchis è impegnato dal 1741 al 1748 nell’assolvere l’impegno che, il re Carlo III gli aveva affidato come Visitatore Generale del Regno per le Chiese di là del Faro (Sicilia), dove egli si porta nel luglio del 1741.

Per i poteri che gli sono stati conferiti dal sovrano, arrivato a Palermo, emette e fa pubblicare i decreti, con le prescrizioni delle formalità da eseguire durante la visita. Si accinge a curare uno studio preliminare, che consenta di chiarire i principi fondamentali su cui si basa la Legazia Apostolica del re sulle chiese di Sicilia fin dall’epoca dei Normanni. L’opera intitolata Il diritto regio delle Sacre Visite in Sicilia fu pubblicata postuma dal canonico Stefano de Chiara nel 1816, per volontà di mons. Alfonso Airoldi Giudice del Tribunale della Monarchia. In quest’opera il de Ciocchis ripercorre tutte le precedenti visite, per affermare la legalità e il valore del sacro diritto regio sulle chiese di Sicilia, a prendere il via dai sovrani Normanni. Inoltre egli chiarisce come i poteri del sovrano possono essere esercitati dal Regio Visitatore per il ripristino della legalità sulle Chiese, Abbazie, ecc. soggette a Regio Patronato.

Compie la Sacra Regia Visita sui tre distretti dell’isola: il Vallis Mazariae (attuali province di Palermo, Agrigento), il Vallis Nemorum (attuale provincia di Messina) e Vallis Neti (attuali province di Catania e Siracusa). I primi tre anni furono intensamente vissuti nell’assolvere al pastorale impegno che lo portò a visitare tutti i luoghi di questi distretti; in ogni località egli tenne udienza, emise decreti, ripristinò la legalità regia. Nel 1743 per il sopravvenire della peste, rientrò a Napoli, dove negli anni successivi curò redazione degli atti della Sacra Regia Visita che furono pubblicati postumi nel 1836..

L’importante considerazione che Mons. De Ciocchis godeva presso il re, è documentata nelle lettere rinvenute, dove si legge che il suo parere era considerato in questioni giuridiche, e in particolare per quelle concernenti gli affari della Sicilia. Il suo lavoro costituì un corpo giuridico importante, al quale si fece riferimento fino alla caduta del regno borbonico. In riconoscimento dell’intensa collaborazione che egli offri al re, ricevette oltre la designazione come Arcivescovo di Brindisi, l’appannaggio sulla Mensa della chiesa di Catania che gli consentiva di rimettere la chiesa di Brindisi nelle mani del Papa a causa delle sue precarie condizioni di salute.

L’attività legata agli studi classici (lettere e arti) è documenta in alcune citazioni bibliografiche, riferite al periodo in cui visse a Taranto e nell’allocuzione, che egli compose e pronunciò a Brindisi, in occasione dell’insediamento dei Gesuiti (discorso ricco di riferimenti e di una dotta erudizione del mondo classico).

Ultima, un’opera, al momento non rinvenuta “Aquileia” menzionata in alcune corrispondenze e in una sua autografa. Uno studio storico-giuridico, con ogni probabilità riferito alla soppressione del Patriarcato di Aquileia Con la bolla Iniuncta nobis papa Benedetto XIV, ratificava l’accordo tra i governi austriaco e veneziano, che prevedeva la soppressione del Patriarcato e l’istituzione di due nuove circoscrizioni ecclesiastiche, l’arcidiocesi di Udine e quella di Gorizia. La decisione fu in seguito confermata con la bolla Suprema dispositione del 19 gennaio 1753.

Nicola Parisi

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