Un saluto a Michele
- Riceviamo e pubblichiamo
- 14 ore fa
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Un saluto a Michele
Ci sono notizie che arrivano come un silenzio improvviso e ti lasciano attonito, sbigottito, incredulo con un dolore nel cuore che si fatica a descrivere.
Notizie che non fanno rumore, ma lasciano un vuoto che pesa.
Ricorriamo a tutti i bei ricordi per colmare quel vuoto, ma a volte arriviamo stremati al traguardo.
Michele era un amico delicato, gentile, educato, premuroso, un pasticcere, uno di quelli che lavorano con le mani e con il tempo, un uomo che sapeva aspettare le lievitazioni e riconoscere l’umore di un impasto. Un mestiere fatto di cura, di attenzione, di delicatezza, di creatività, di precisione e di gesti quotidiani che diventano “conforto” per gli altri.
Oggi sento il bisogno di fermarmi a riflettere su ciò che resta.
Resta il vuoto, la solitudine, che questo nostro mondo complicato e difficile produce senza accorgersene, anche in un piccolo e meraviglioso borgo dove ci si conosce per nome e per soprannome, dove ci si incrocia la mattina e ci si scambia un sorriso, dove sembra che nessuno sia veramente solo. Al contrario la solitudine ci gira intorno, ci entra dentro senza chiedere il permesso, si insinua nelle abitudini, nella quotidianità, nella normalità di un gesto, dietro un volto stanco o dietro un sorriso di circostanza. Purtroppo il dolore non sempre si vede e non sempre si può spiegare. In questo momento sento che l’unica cosa semplice, amorevole ed onesta da fare e stringersi, fare spazio, riconoscere il dolore senza amplificarlo.
Il mio pensiero va alla famiglia di Michele, a cui mi unisco con grande rispetto e partecipazione, ma anche a tutti gli amici di Vico del Gargano che oggi, pensando a Michele rischiano di trovarsi come me, poveri, fragili, smarriti. Credo che la piccola comunità di Vico del Gargano, di cui mi sento parte, soffra in modo silenzioso, come me, cercando parole che non esistono o che non bastano.
Salutare il nostro Michele forse significa anche ricordare che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che la presenza è importante, che una domanda in più non deve essere per forza fastidiosa e che una vicinanza sincera può fare davvero bene.
Ci tengo anche a ringraziare il sindaco, Dott. Sciscio, per la concretezza e la forza che ha saputo donare alla comunità e alla famiglia. Oggi ci resta il dolore e insieme, mi auguro, la consapevolezza di non voltarsi dall’altra parte quando il dolore chiede compagnia.
Francesco Esposito



Foto e immagini: Telenorba

